Roma, 7 aprile 2026 – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha risposto con fermezza alle accuse recentemente diffuse da una ‘redazione unica’ composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, che hanno pubblicato una sua foto in compagnia di un esponente della criminalità organizzata per insinuare un presunto legame con ambienti mafiosi. In un lungo post sui social, Meloni ha definito tali insinuazioni “bizzarre” e ha ribadito con forza la propria distanza e il proprio impegno contro ogni forma di mafia.
Meloni respinge le accuse
La premier ha sottolineato che l’immagine contestata si inserisce in un contesto ben più ampio, nel quale è normale che un politico si faccia fotografare con molte persone, tra cui semplici cittadini che chiedono un selfie. “Con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni”, ha aggiunto Meloni, smentendo ogni collegamento tra le vicende familiari e la criminalità organizzata. Inoltre, ha evidenziato il contrasto tra la sua azione di governo e quella di precedenti esecutivi che, secondo lei, avevano adottato misure più permissive verso i boss mafiosi, come la liberazione anticipata con la scusa del Covid.
“Noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento”, ha ribadito la presidente del Consiglio, precisando che il suo impegno è “cristallino, coerente e duraturo”. Meloni ha inoltre accusato i media coinvolti di trasformare ogni notizia in uno “strumento di lotta politica” e di mancare di vero giornalismo, definendo gli attacchi “squallidi” e in malafede.
Il contesto della lotta alle mafie e le recenti inchieste
La risposta di Meloni arriva mentre l’Italia continua ad affrontare sfide significative nel contrasto alla criminalità organizzata. Negli ultimi mesi, ad esempio, l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha evidenziato come la mafia locale abbia tentato di influenzare le elezioni comunali del 2019 attraverso accordi elettorali con esponenti politici, come l’ex consigliere Giacomo Olivieri, condannato a nove anni per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. La stessa inchiesta ha rivelato una pesante infiltrazione mafiosa nella municipalizzata dei trasporti di Bari, Amtab, definita dal gip “l’ufficio di collocamento” del clan Parisi, con ben 130 misure cautelari eseguite nel 2024.
Le organizzazioni mafiose italiane, tra cui Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta e la Camorra, continuano a rappresentare una minaccia per le istituzioni e la società civile, operando attraverso una rete di complicità e “zone grigie” che coinvolgono anche ambienti legali e politici.






