Il silenzio a Montecitorio si rompe con l’ingresso di Giorgia Meloni, pronta a parlare in Aula per la prima volta dopo il referendum. Una sfida delicata, quasi un banco di prova, soprattutto dopo la battuta d’arresto che ha segnato la sua maggioranza. Dall’altra parte, le opposizioni non intendono concedere tregua: ogni esitazione sarà sfruttata, ogni parola passibile di critica. “Fallimento” è il grido che rimbalza tra i banchi contrari, pronti a trasformare il dibattito in una resa dei conti senza sconti. Tra accuse sulla gestione interna e tensioni sulle scelte estere, l’atmosfera si fa già rovente.
Meloni torna in Parlamento: pronto il confronto con le opposizioni
I gruppi di minoranza vedono nell’informativa di Meloni un passaggio decisivo. Matteo Renzi punta il dito contro la premier, convinto che cercherà di spostare l’attenzione sui dossier internazionali per nascondere le conseguenze interne del referendum. Finora, dice, l’unico segnale politico concreto è stato il passo indietro di Daniela Santanchè, per il resto tutto è rimasto immutato. Tocca a lui, insieme a Elly Schlein e Giuseppe Conte, prendere la parola per mettere in luce le falle e chiedere risposte chiare.
Dal Pd arriva una lettura simile, anche se non si esclude che Meloni possa tentare qualche apertura sui temi interni, come il salario minimo. Ma il giudizio resta impietoso: “Il bilancio della legislatura è negativo, non cambia nulla”. Francesco Boccia, capogruppo al Senato per i Democratici, ricorda i dati economici: crescita ferma, deficit ancora troppo alto, prezzi dei carburanti alle stelle. Per l’opposizione, l’appello alla coesione nazionale è ormai fuori tempo: da quattro anni il governo ha fatto di testa sua, respingendo ogni proposta di riforma condivisa.
Giuseppe Conte aggiunge che Meloni deve prendersi la responsabilità degli errori fatti, a partire dalla gestione del rapporto con Donald Trump, che ha portato a politiche costose come l’acquisto di gas e armi a stelle e strisce, a discapito degli interessi italiani. L’ex premier parla di mancanza di crescita e di un’Italia “in ginocchio”. Le opposizioni vogliono una risposta concreta, non solo parole, in questo ultimo anno di legislatura.
Economia e politica estera: le crepe che fanno tremare il governo
Il Pd ha convocato i gruppi in vista dell’informativa, sottolineando come finora la guerra abbia tenuto in piedi il governo evitando una crisi politica vera e propria. Boccia definisce l’esecutivo logorato da scandali, dimissioni e lotte interne, e vede il 2024 come un anno decisivo. Per un’opposizione efficace serve unità, soprattutto in un panorama politico frammentato.
Chiara Braga, presidente dei deputati dem, punta il dito contro una legislatura che ha prodotto pochi risultati concreti. La linea internazionale di Meloni, basata su un legame stretto con Trump, ha generato confusione e ha danneggiato gli interessi italiani, complicando la situazione globale. Si aspetta un gesto di autocritica che finora non è arrivato, mentre il caro prezzi e il malessere della gente restano temi caldi.
Da Italia Viva, Renzi denuncia il divario tra i dati ufficiali dell’Istat e la percezione reale degli italiani sul potere d’acquisto. Secondo lui, il governo racconta un’economia rassicurante che però non corrisponde alle difficoltà quotidiane e agli effetti pesanti sui bilanci delle famiglie.
Nicola Fratoianni, di Alternativa Verde e Sinistra, chiede interventi urgenti sul caro energia, proponendo misure contro gli extra profitti e una rapida uscita dalle fonti fossili. Attacca anche la richiesta della Lega di una deroga al patto di stabilità, ricordando che quel vincolo è stato firmato proprio dalla maggioranza di governo.
Sul fronte internazionale, le opposizioni contestano duramente la linea di Meloni, accusandola di una sudditanza verso Trump. Angelo Bonelli sostiene che la premier abbia contribuito a minare il diritto internazionale, rifiutando di condannare apertamente attacchi come quello all’Iran, mentre restano vive le polemiche sul premio Nobel per la Pace. A poche settimane dal voto, la politica estera resta uno dei nodi più spinosi del governo.





