Roma, 19 febbraio 2026 – In un’intervista rilasciata a SkyTg24, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato le recenti dichiarazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sottolineando come siano state “giuste” e “opportune” le parole del Capo dello Stato riguardo al ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Meloni ha evidenziato l’importanza che questa istituzione mantenga la sua autonomia, restando “estranea alle diatribe politiche“.
Il richiamo di Mattarella al rispetto istituzionale
Nel tradizionale incontro in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, Mattarella ha ribadito la necessità di un clima di rispetto reciproco tra le istituzioni italiane. La presidente del Consiglio ha confermato di non aver avuto contatti con il Presidente della Repubblica nelle ultime ore, ma ha apprezzato il richiamo alla neutralità del CSM, un organo che deve operare senza essere coinvolto nelle tensioni politiche. Meloni ha definito questo passaggio “fondamentale” per la stabilità e il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.

L’importanza dell’indipendenza del CSM
Il Consiglio Superiore della Magistratura riveste un ruolo cruciale nella garanzia dell’autonomia della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato. La presidente Meloni ha quindi sottolineato che è “giusto che il CSM si mantenga estraneo dalle diatribe politiche“, evitando strumentalizzazioni che potrebbero minare la fiducia nell’operato della giustizia. Questo richiamo, espresso dal Capo dello Stato, rappresenta un monito alla politica affinché rispetti i confini istituzionali e favorisca il dialogo costruttivo.
L’intervento di Giorgia Meloni arriva in un momento in cui il rapporto tra politica e magistratura è al centro del dibattito pubblico, con il Paese attento a preservare l’equilibrio tra i poteri previsto dalla Costituzione. La posizione della presidente del Consiglio si allinea con quella del presidente Mattarella, confermando la volontà di rafforzare la coesione istituzionale e il rispetto delle rispettive competenze.
Il referendum sulla giustizia e le prossime elezioni politiche
Sul fronte interno, Meloni ha affrontato il tema del referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo 2026, specificando che “non si vota sul governo, ma sulla giustizia“. Ha invitato gli italiani ad andare a votare con coscienza, sottolineando che il voto riguarda direttamente la loro vita e non la sua persona. La premier ha ironizzato sulle affermazioni secondo cui una eventuale sconfitta nel referendum porterebbe allo scioglimento del governo, definendole un tentativo di spostare l’attenzione dal merito della riforma a giochi politici.
In merito alle elezioni politiche, ha ricordato che si terranno tra un anno, rappresentando l’occasione per un giudizio complessivo sull’operato dell’esecutivo. Meloni ha ribadito la propria disponibilità a lasciare il governo se gli italiani lo vorranno, affermando di non essere una leader che si aggrappa al potere.
Meloni: “Sono colpita dalle parole di Macron, ma rifletto sulla polarizzazione politica“
Nel corso dell’intervista rilasciata a SkyTg24, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato con sorpresa e riflessione le parole del presidente francese Emmanuel Macron riguardo alla morte di Quentin Deranque a Lione, sottolineando il crescente clima di polarizzazione politica nelle grandi democrazie occidentali.
La premier ha dichiarato: “Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l’aspettavo“, precisando che la sua riflessione non è rivolta specificamente alla Francia, bensì al modo in cui si sta polarizzando lo scontro politico nelle democrazie occidentali. Meloni ha evidenziato come il confronto politico stia diventando sempre più acceso e divisivo, un fenomeno che interessa molti Paesi occidentali.
In merito al dibattito referendario in corso in Italia, Meloni ha espresso la volontà che la campagna elettorale rimanga concentrata sui contenuti della riforma proposta, evitando di trasformarla in una “lotta nel fango“. Secondo la presidente del Consiglio, tale tentativo sarebbe opera di chi ha difficoltà ad attaccare una riforma che in passato ha visto il sostegno di diverse forze politiche, definendo l’iniziativa come una proposta di buon senso, “non una riforma di destra o di sinistra“.

Meloni risponde alle accuse di ingerenza francese
Sul tema delle presunte ingerenze di Parigi, Meloni ha replicato alle parole di Macron, che aveva percepito le sue dichiarazioni come un’ingerenza. La premier ha chiarito: “Penso che l’ingerenza sia un’altra cosa“, ricordando come in passato la Francia stessa avesse espresso la volontà di vigilare sul rispetto dello Stato di diritto in Italia, un comportamento che secondo Meloni si configura come vera ingerenza. Al contrario, ha sottolineato che esprimere solidarietà al popolo francese su una questione che riguarda tutti non può essere considerato tale.
Le dichiarazioni della presidente Meloni si inseriscono in un contesto politico europeo complesso, segnato da tensioni tra Paesi membri e riflessioni sulla direzione della democrazia occidentale, con particolare attenzione alle dinamiche interne di Italia e Francia.
“Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l’omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio. Quindi voglio dire, io non l’ho vissuta come un’ingerenza“. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nell’intervista a SkyTg24.
La posizione italiana al Board of Peace
In un contesto internazionale sempre più teso e complesso, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza di un impegno unitario della comunità internazionale per la pace nella Striscia di Gaza, durante la stessa intervista a SkyTg24. La partecipazione italiana alla riunione del Board of Peace per Gaza a Washington, a cui hanno preso parte la maggior parte dei Paesi europei e numerosi altri attori globali, è stata definita dalla premier come un passo fondamentale, seppur solo iniziale, in un percorso lungo e delicato.
Meloni ha evidenziato come il contributo della comunità internazionale debba essere coeso e concreto per affrontare una crisi che ha un impatto diretto sui Paesi del Mediterraneo, Italia inclusa. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, presente alla riunione in qualità di rappresentante italiano, ha descritto l’incontro come “molto concreto”, focalizzato sull’implementazione del piano di pace piuttosto che su generiche dichiarazioni di principi. La fragilità della tregua attualmente in vigore è stata ribadita dalla premier, che ha evidenziato la necessità di stabilizzare il cessate il fuoco e di lavorare verso la prospettiva di una soluzione a due Stati, unica via per una pace duratura in Medio Oriente.
Guerra in Ucraina, passi avanti sulla sicurezza e la ricostruzione
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso un giudizio critico sulle richieste avanzate da Mosca nel contesto della guerra in Ucraina, definendole “assolutamente irragionevoli“. La premier ha sottolineato l’importanza di lavorare per una pace giusta, evidenziando però che la situazione rimane complessa e che la risoluzione del conflitto dipende anche da una volontà costruttiva da parte della Russia.
Meloni ha evidenziato come siano stati compiuti importanti progressi nei documenti relativi alle garanzie di sicurezza per Kiev, basati su una proposta italiana che prende spunto dall’articolo 5 del Patto Atlantico, che prevede una mutua difesa tra gli alleati. Il lavoro riguarda inoltre il piano di ricostruzione dell’Ucraina, che risulta “a buon punto“, e un piano di pace che ha risolto molte questioni sulla carta. Tuttavia, la premier ha ribadito che la questione centrale rimane quella dei territori contesi, in particolare il Donbass, dove la Russia mantiene pretese che, a suo avviso, non trovano giustificazione.
Sul fronte delle garanzie di sicurezza per Kiev, la premier ha individuato tre elementi chiave: il rafforzamento dell’esercito ucraino, l’eventuale dispiegamento di una forza multinazionale guidata dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi – con la partecipazione volontaria degli Stati – e garanzie internazionali, in primis dagli USA, modellate sull’articolo 5 della Nato. Ha ribadito, tuttavia, che l’Italia non invierà soldati in Ucraina.

Niscemi, intervento straordinario e nomina del commissario
La situazione emergenziale di Niscemi, colpita recentemente da una grave frana, richiede un intervento specifico e mirato, come sottolineato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sempre nel corso dell’intervista a SkyTg24. Il governo ha varato un decreto legge che prevede un investimento di 150 milioni di euro destinato principalmente alla demolizione degli edifici pericolanti, alla messa in sicurezza del territorio e al sostegno delle famiglie che hanno perso la propria abitazione. L’obiettivo è anche quello di contrastare l’isolamento che grava sulla cittadina siciliana.
La premier ha evidenziato che, pur inserita nel medesimo decreto che riguarda anche altre regioni colpite dal ciclone Harry, Niscemi è stata trattata in maniera specifica. Per far fronte all’emergenza, si è provveduto a nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione Civile, per garantire un’azione immediata e coordinata. Meloni ha ricordato l’importanza di evitare ritardi simili a quelli verificatisi alla fine degli anni ’90, quando gli indennizzi per alcuni cittadini coinvolti in una frana analoga erano arrivati anche dopo 14-18 anni.
Nel frattempo, proseguono le attività di monitoraggio e assistenza: le operazioni di sorvolo con droni del Dipartimento regionale della Protezione Civile dovrebbero concludersi domani, permettendo ai vigili del fuoco di valutare l’avvio delle operazioni di recupero degli effetti personali nelle zone più vicine al fronte della frana.






