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Mattarella interviene sul decreto sicurezza: i cambiamenti

Il nuovo testo, frutto della mediazione tra Quirinale e governo, introduce garanzie sui diritti civili, modifica le norme su fermi e legittima difesa e inasprisce le pene

by Giacomo Camelia
5 Febbraio 2026
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella | Shutterstock

Roma, 5 febbraio 2026 – Dopo una lunga e complessa trattativa con il Quirinale, il decreto sicurezza varato dal governo è stato profondamente riformulato su input diretto del presidente Sergio Mattarella, che ha cancellato le disposizioni più controverse riguardanti le libertà fondamentali e le modalità di contrasto all’immigrazione irregolare. Il testo emendato sarà presentato oggi al Consiglio dei ministri, mentre un ulteriore provvedimento dedicato ai flussi migratori è previsto in un secondo momento.

Mattarella e il ruolo nella riscrittura del decreto sicurezza

Il presidente della Repubblica, in carica dal 2015 e riconfermato nel 2022, ha assunto un ruolo di mediazione attento a non ostacolare l’azione del governo guidato da Giorgia Meloni, ma ponendo vincoli precisi al rispetto della Costituzione e ai diritti civili. Grazie all’intermediazione di Alfredo Mantovano, che ha ricevuto le direttive direttamente dal Colle, il governo ha riscritto norme particolarmente delicate come il fermo preventivo di polizia, ribattezzato “accertamento”, che non potrà più essere applicato sulla base di un semplice sospetto ma richiederà indizi concreti come il possesso di armi improprie. Inoltre, il fermo dovrà essere comunicato tempestivamente al magistrato e limitato a un massimo di 12 ore.

Il presidente Mattarella ha anche richiamato l’Esecutivo al principio di uguaglianza davanti alla legge, estendendo le garanzie legali – lo “scudo penale” – non solo alle forze dell’ordine, ma anche ai cittadini comuni, ampliando in tal modo la tutela della legittima difesa. Resta esclusa la norma sulla cauzione per gli organizzatori di manifestazioni, così come la cosiddetta “norma Almasri” per il rimpatrio di persone pericolose, sospesa per conflitti con trattati internazionali.

Misure e novità nel decreto: divieti, pene e blocco navale

Tra gli aspetti più innovativi del decreto vi è il divieto di vendita ai minori di 18 anni di coltelli e armi da taglio, con sanzioni amministrative fino a 12.000 euro e revoca delle licenze anche per i venditori online. È inoltre previsto un illecito penale per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine fuggendo in modo pericoloso. Le pene per i furti sono state inasprite, con l’introduzione della procedibilità d’ufficio per il furto aggravato e l’aumento delle pene detentive fino a 10 anni per alcuni reati contro il patrimonio.

Il decreto prevede infine l’istituzione di zone rosse nelle aree urbane caratterizzate da gravi episodi di illegalità, con divieti di permanenza e allontanamenti per soggetti con precedenti o comportamenti violenti, in particolare nelle grandi stazioni ferroviarie. È confermato il “blocco navale”, inteso come interdizione temporanea (da 30 giorni a 6 mesi) dell’attraversamento delle acque territoriali in caso di minaccia alla sicurezza nazionale, sebbene la versione originaria proposta da Fratelli d’Italia, che prevedeva uno schieramento navale ai confini marittimi, sia stata ammorbata.

Critiche e preoccupazioni per i diritti e la libertà di protesta

L’approvazione del pacchetto sicurezza ha suscitato forti reazioni da parte di associazioni per i diritti umani come Antigone, che denunciano un “grave attacco” al diritto di protesta e alle garanzie costituzionali. Il presidente dell’associazione Patrizio Gonnella sottolinea come le misure, estendendo fermi di polizia fino a 12 ore senza controllo giudiziario e ampliando lo scudo penale per le forze dell’ordine, rischino di trasformare il diritto penale in uno strumento di gestione repressiva dell’ordine pubblico, comprimendo diritti fondamentali e alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Le norme riguardanti i minorenni, che prevedono ammonimenti del questore già dai 12 anni e multe per i genitori in caso di mancata vigilanza, sono giudicate particolarmente preoccupanti per la loro impronta esclusivamente punitiva e poliziesca, senza adeguati strumenti educativi o sociali.

Il dibattito politico e civile resta acceso, con il governo che difende la necessità di garantire la sicurezza pubblica e l’opposizione che chiede un ripensamento delle misure per rispettare pienamente i diritti costituzionali e la legalità internazionale.

Tags: Decreto SicurezzaSergio Mattarella

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