Roma, 16 marzo 2026 – Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ha espresso una dura critica nei confronti del modello di capitalismo rappresentato da Donald Trump e delle sue implicazioni per la democrazia. Le sue dichiarazioni sono state rilasciate durante il seminario “Democrazia senza lavoro, lavoro senza democrazia” in corso a Roma, un’occasione che ha visto il leader sindacale affrontare temi cruciali legati al mondo del lavoro e alle sfide sociali contemporanee.
Capitalismo e democrazia: un modello inconciliabile
Landini ha sottolineato come il modello di capitalismo emerso sotto la guida di Trump, e che oggi si confronta con il resto del mondo, sia “inconciliabile con la democrazia”. Secondo il segretario della CGIL, questo tipo di capitalismo si definisce per la sua “assenza di regole”, imponendo una nuova norma per cui “il capitalismo non deve avere alcun vincolo sociale, né alcun compromesso”. Questa situazione, ha spiegato Landini, porta a una sostituzione della politica dello Stato da parte del capitalismo stesso, che “si sta facendo politica dello Stato”. Una riflessione che evidenzia il rischio di un sistema economico che agisce senza limiti sociali, minando i principi democratici fondamentali.
Il mondo del lavoro: frammentazione e rappresentanza
Il segretario generale della CGIL ha poi evidenziato la profonda “frammentazione” del mondo del lavoro odierno, definendolo “mai così tanto frantumato, contrapposto, in conflitto e in concorrenza come adesso”. In questo contesto, Landini ha ribadito l’importanza di un sindacato confederale capace di rappresentare in modo generale tutte le forme di lavoro esistenti, “per potersi confrontare” con le sfide presenti. La ricostruzione della rappresentanza è stata indicata come una priorità per contrastare la divisione e la concorrenza interna al mondo del lavoro.
Referendum sulla giustizia: toni da mantenere e autonomia da difendere
Interpellato dai giornalisti sul tema del referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo 2026, Landini ha richiamato la necessità che “i toni devono essere mantenuti da tutti dentro determinati limiti”. Il referendum, ha sottolineato, “non l’ha chiesto il popolo, ma lo ha deciso il governo” e mira a mettere in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, aspetti fondamentali che, secondo il leader sindacale, vanno difesi. Landini ha inoltre ribadito che, sebbene la giustizia italiana presenti lentezze e necessiti di investimenti, tecnologia e personale, il referendum “non affronta questi temi” e rischia invece di ridurre le garanzie dell’autonomia giudiziaria.
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