Roma, 27 febbraio 2026 – Il dibattito sulla riforma della legge elettorale italiana continua ad animare il panorama politico e accademico. Tra le voci più autorevoli, quella del costituzionalista e docente universitario Stefano Ceccanti, che ha espresso un giudizio articolato sulla proposta avanzata dal centrodestra. Secondo Ceccanti, pur condividendo i fini della riforma, i mezzi scelti risultano inadeguati e potenzialmente problematici.
La riforma della legge elettorale secondo Ceccanti
Il professor Stefano Ceccanti, ex deputato del Partito Democratico e docente di diritto pubblico comparato all’Università “La Sapienza” di Roma, ha posto l’attenzione su una netta distinzione tra fini e mezzi nella discussione sulla legge elettorale. Per Ceccanti, è giusto puntare a una legge elettorale che favorisca la scelta degli elettori su una maggioranza di governo chiara e stabile, evitando pareggi difficilmente gestibili dai partiti e risultati oligarchici che non garantirebbero un rapporto trasparente tra consenso, potere e responsabilità.
“Il fine deve essere l’obiettivo gerarchico più importante: favorire una maggioranza di governo evitando situazioni di stallo o di esiti oligarchici,” ha spiegato Ceccanti, ricordando come questo modello sia in continuità con la proposta della commissione dei saggi del governo Letta, di cui lui stesso aveva fatto parte.
Tuttavia, il costituzionalista ha evidenziato che i mezzi adottati nella proposta attuale sono “illegittimi e/o sbagliati”. In particolare, la scelta di un premio di maggioranza fisso, anziché uno con un tetto massimo del 55%, comporta rischi di maggioranze eccessive, con un numero di deputati che potrebbe superare il 59%, e allo stesso tempo di maggioranze troppo limitate in caso di ballottaggio, che perderebbe così la sua funzione decisiva.
Un ulteriore punto critico è rappresentato dalla mancanza di coordinamento tra i risultati di Camera e Senato, che espone a scenari paradossali con maggioranze diverse o opposte nelle due camere del Parlamento.
La rappresentanza territoriale e la governabilità secondo Fedriga
Da Trieste, il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha sottolineato l’importanza che la legge elettorale rifletta non solo la governabilità, ma anche la rappresentatività dei territori. Durante un incontro a margine della proposta di legge elettorale, Fedriga ha affermato:
“La legge elettorale deve garantire governabilità, ma anche rappresentare i territori. Non dobbiamo permettere che il Parlamento diventi solo una rappresentazione dei leader dei partiti di turno.”
Fedriga ha inoltre evidenziato come un premio di maggioranza, simile a quello previsto nei sistemi regionali, sia fondamentale per assicurare la continuità di governo, elemento imprescindibile per la tutela degli interessi nazionali e internazionali. Il presidente regionale ha ricordato il valore della durata stabile dei governi, mettendo in evidenza che in Italia i governi che durano l’intera legislatura sono purtroppo un’eccezione, con conseguenze negative per il Paese.
Reazioni politiche e critiche alla proposta
La proposta di riforma della legge elettorale ha suscitato reazioni contrastanti all’interno del panorama politico italiano. Da una parte, esponenti di Italia Viva come Davide Faraone hanno criticato aspramente la maggioranza: “I cittadini hanno difficoltà economiche, mentre la maggioranza si concentra sulla legge elettorale”, sottolineando una contraddizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in passato si era opposta al premio di maggioranza e alla soppressione delle preferenze, ma oggi sostiene una riforma opposta a quelle tesi.
La critica più dura arriva dall’ex ministro del Lavoro e dirigente Pd, Andrea Orlando, che ha definito la proposta “una truffa”, esprimendo il proprio dissenso attraverso i social network.
Da Fratelli d’Italia, il deputato Gianfranco Rotondi ha interpretato la riforma come una manovra per mantenere un profilo politico stabile del governo, qualunque sia l’esito elettorale, e ha invitato il Pd a chiarire se puntare a vincere o solo a un governo tecnico di larghe intese.
Renzi: “Ingiusto cambiare la legge elettorale a un anno dal voto”
Sul fronte di Iv, il leader Matteo Renzi ha stigmatizzato il cambiamento della legge a un anno dal voto, definendolo ingiusto e motivato dalla paura di perdere consensi. Ha inoltre ribadito l’importanza delle preferenze per permettere ai cittadini di scegliere direttamente i parlamentari, critica che si collega al tema della sovranità popolare sollevato anche dall’eurodeputato di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Quest’ultimo ha denunciato che la proposta di legge elettorale “toglie sovranità al popolo e non risolve il problema dell’astensionismo”, spiegando che la mancanza di preferenze scoraggia la partecipazione elettorale.
Per approfondire: Legge elettorale: le novità della riforma e le critiche delle opposizioni






