Bruxelles, 27 gennaio 2026 – La Corte penale internazionale (CPI) ha espresso riserve sulla reale disponibilità dell’Italia a cooperare pienamente con la giustizia internazionale, in seguito all’esame del caso Almasri. La decisione è stata annunciata oggi dai giudici della Prima Camera preliminare della CPI, che hanno preso atto dell’impegno dichiarato dall’Italia a rivedere le proprie norme di cooperazione con la Corte, pur evidenziando limitazioni che ne condizionano l’efficacia.
Decisione della CPI sul caso Almasri
I giudici della CPI hanno sottolineato come l’Italia abbia manifestato la volontà di migliorare i meccanismi di collaborazione con il tribunale internazionale, ma hanno evidenziato che tale disponibilità è “subordinata” a condizioni che includono “interessi di sicurezza nazionale, posizione geopolitica e legislazione costituzionale e interna”. Questi vincoli, già esaminati e respinti in passato, generano dubbi sulla piena cooperazione italiana. In particolare, la Corte ha ricordato che “il diritto interno non può essere invocato per giustificare una mancata cooperazione”, riaffermando così la prevalenza delle norme internazionali di fronte alle leggi nazionali.
La pronuncia della CPI si inserisce nel contesto più ampio del deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati parte, un passaggio formale che indica la necessità di ulteriori chiarimenti e azioni da parte di Roma per garantire la piena collaborazione con il tribunale.
La funzione e il ruolo della Corte penale internazionale
Fondata nel 2002 e con sede all’Aia, la Corte penale internazionale (CPI) ha il compito di giudicare i crimini più gravi della comunità internazionale, quali genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e, più recentemente, il crimine di aggressione. La Corte interviene solo quando gli Stati non possono o non vogliono perseguire tali reati autonomamente, garantendo così un sistema di giustizia complementare a livello globale.
L’Italia è uno degli Stati firmatari dello Statuto di Roma, documento che ha istituito la CPI, e ha l’obbligo di cooperare con la Corte. Tuttavia, la decisione di oggi mette in luce alcune criticità nel rispetto di tali obblighi, sollevando interrogativi importanti sul rapporto tra legislazione nazionale e impegni internazionali nel sistema giudiziario italiano.






