Roma, 13 febbraio 2026 – Le dichiarazioni di Nicola Gratteri contro il sì al referendum sulla giustizia innescano una reazione a catena. Il centrodestra insorge compatto, tra richieste di scuse, annunci di denunce e ipotesi di test psico-attitudinali per i magistrati. La polemica si allarga al Consiglio superiore della magistratura, dove si apre un fronte tra il vicepresidente Fabio Pinelli e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. In serata, il procuratore replica in tv e respinge ogni tentativo di intimidazione, ribadendo il suo no alla riforma.
Nicola Gratteri, l’affondo e la reazione compatta del centrodestra
“Voteranno no le persone perbene“. Nicola Gratteri va dritto, senza filtri. Ma nel clima incandescente del referendum sulla giustizia, con una destra in allerta e pronta alla controffensiva, le parole del procuratore di Napoli pesano come macigni.
“Votano per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente“, afferma il magistrato simbolo della lotta alle mafie, rispondendo a una domanda sulla Calabria, terra che – ricorda – ha saputo coltivare “speranze e fiducia nel cambiamento“. Tanto basta per scatenare la bufera.
Il centrodestra scende in campo in blocco. “Allora arrestateci tutti“, è la replica dal fronte del sì, cui si uniscono anche gli avvocati delle Camere penali. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si dice “sconcertato” e rilancia sui test psico-attitudinali ai magistrati “anche a fine carriera“. Matteo Salvini annuncia: “Denuncio Gratteri“. Antonio Tajani rivendica: “Sono onesto e voto sì“. Ignazio La Russa si dice “basito“. Dai banchi parlamentari piovono accuse di “parole offensive” e richieste di scuse “a milioni di italiani“.
Dal Consiglio superiore della magistratura interviene il laico di Forza Italia, Aimi, ventilando un’azione disciplinare. In serata, dai microfoni di Piazzapulita su La7, Gratteri replica: “Non mi si mette a tacere con le minacce“.

Il caso mediatico e lo scontro nel Csm
Il caso esplode nel pomeriggio, dopo la pubblicazione della videointervista del Corriere della Calabria. Venticinque secondi estratti da mezz’ora di dialogo: il procuratore Nicola Gratteri spiega il suo no alla riforma “perché voglio un pm che deve essere non un superpoliziotto, ma un magistrato che è giudice nella testa, sereno, senza pressioni“. Un no “nell’interesse dei cittadini“, perché la riforma sarebbe fatta “per i ricchi e potenti“. L’invito è a “tutti i cittadini” a partecipare al voto, oltre gli orientamenti politici.
Poi l’affondo su “imputati e massoni“, che accende la miccia. Il primo a reagire è Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia: “Dichiarazioni indegne“, con l’auspicio di una condanna unanime contro quella che definisce “criminalizzazione“.
La polemica approda anche nel primo duello tv sulla riforma, da Bruno Vespa in Rai, dove Nordio incrocia Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “No, società civile”. “Sono sconcertato da Gratteri“, ribadisce il ministro, che incassa anche la critica dell’avversario: “Un commento sbagliato e offensivo, porterà voti al sì“, osserva Bachelet, aggiungendo con ironia: “Tanto poi il ministro parla e ci pensa lui a far risalire i no“.

Nel governo quasi tutti attaccano. Fa eccezione il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “La storia di Gratteri è intrisa di cose importanti contro le mafie. Questa espressione non gli è venuta bene, succede“.
Intanto, sullo sfondo, si apre un fronte interno clamoroso: quello tra il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e Nordio. Pinelli è costretto a inviare una breve nota per smentire “le accuse” del ministro, definite “destituite di fondamento“, sull’idea di una giustizia disciplinare “domestica” e “lassista” a Palazzo Bachelet.
In serata, Gratteri ribadisce la sua linea: “Non è con questi attacchi, con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che possono pensare di intimidirmi. Non si possono isolare e parcellizzare dei concetti. Non ho detto che tutti quelli che votano sì sono mafiosi o massoni“. E conclude: “Le mie paure le ho superate 35 anni fa. Mi batterò fino all’ultimo dei miei giorni per questo no alla riforma“.






