Napoli, 21 gennaio 2026 – Il recente episodio che ha visto protagonista il procuratore Nicola Gratteri, noto per il suo impegno nella lotta contro la ‘ndrangheta e attuale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli dal settembre 2023, ha acceso un nuovo dibattito politico e giudiziario legato al referendum sulla giustizia in programma. Gratteri ha infatti denunciato pubblicamente il partito Fratelli d’Italia, guidato dalla premier Giorgia Meloni, per l’uso improprio di un suo vecchio video, diffuso senza il necessario contesto, volto a far apparire il magistrato favorevole al sì alla riforma sulla separazione delle carriere, posizione da lui sempre respinta.

Il contenzioso su un video diffuso da Fratelli d’Italia
Il video incriminato, pubblicato sui canali ufficiali di Fratelli d’Italia, ritraeva Gratteri in un intervento nel quale criticava le correnti politicizzate nella magistratura e auspicava il sorteggio per la nomina dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Nel post si leggeva: “Sì, con il sorteggio metteremo la parola fine alle correnti politicizzate in magistratura. Gratteri, sì. Riformiamola”. Un messaggio che ha fuorviato molti utenti, facendo apparire il procuratore come sostenitore della riforma, contrariamente alla sua posizione reale.
In una nota ufficiale, Gratteri ha precisato che nessun partito è stato autorizzato a utilizzare il suo nome e la sua immagine per questa campagna referendaria. Ha inoltre sottolineato come il testo della riforma proposto, in particolare per quanto riguarda il sorteggio nel CSM, sia distante dalla sua idea originaria, definendo la modifica “pericolosa” per l’autonomia della magistratura e l’equilibrio democratico sancito dalla Costituzione.
Gratteri e la sua posizione netta sul referendum
Il procuratore, che continua a essere una figura di riferimento nella lotta contro la criminalità organizzata e nella promozione della legalità, ha confermato il suo sostegno al No nel referendum. La sua battaglia si estende ben oltre la semplice contrarietà alle modifiche: egli denuncia una perdita di autonomia della magistratura che potrebbe indebolire l’equilibrio tra i poteri dello Stato, un principio cardine della democrazia italiana.
La vicenda si inserisce in un contesto politico già segnato da profonde divisioni sul tema della giustizia, con Fratelli d’Italia, partito nazional-conservatore e di destra radicale che guida il governo Meloni, impegnato nella promozione della riforma referendaria e nella sua campagna di comunicazione.
La denuncia del procuratore apre quindi un nuovo capitolo nel confronto tra istituzioni giudiziarie e forze politiche, evidenziando le tensioni sul tema della riforma giudiziaria e della tutela dell’autonomia della magistratura nel sistema democratico italiano.





