Napoli, 8 aprile 2026 – In un’intervista rilasciata alla trasmissione “Otto e mezzo” su La7, il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, ha lanciato un messaggio chiaro e diretto al Governo: “Non conviene attaccare la magistratura”. Secondo Gratteri, infatti, la storia e i risultati elettorali hanno dimostrato che l’“arroganza e l’aggressività non pagano” nei confronti del sistema giudiziario.
Gratteri: “Serve un Governo che faccia riforme per la giustizia”
Il magistrato calabrese, noto per il suo impegno nella lotta alla ‘ndrangheta e nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli lo scorso ottobre 2023, ha sottolineato l’importanza di utilizzare il tempo restante di questa legislatura per “fare riforme che servono a velocizzare i processi e a investire”. Un appello a concentrarsi su interventi concreti e necessari per migliorare l’efficienza del sistema giudiziario, piuttosto che alimentare scontri istituzionali.
Il finanziamento della politica e i rischi delle “figure borderline”
Gratteri ha inoltre evidenziato come la politica italiana oggi si trovi in una situazione di debolezza in parte dovuta alla cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti. Ha ricordato che, accanto a “molte persone per bene”, ci sono anche figure “borderline” che finanziano la politica, rendendo la mafia meno riconoscibile rispetto al passato. Il procuratore ha spiegato che le mafie si sono evolute diventando imprenditrici e infiltrandosi nel mondo delle professioni, con indagini che spesso mostrano politici e criminali seduti allo stesso tavolo. Ha invitato i partiti a vigilare maggiormente e a selezionare con attenzione i propri leader per evitare che il cosiddetto “cerchio magico” impedisca di vedere la realtà.
Nella stessa intervista Gratteri ha anche commentato il risultato del referendum, precisando che il voto contrario non rappresenta un’affermazione del centrosinistra, ma include almeno tre milioni di voti provenienti dal centrodestra. L’appello finale è stato quello di mantenere prudenza e lasciare lavorare il Governo fino alla fine della legislatura.




