Palermo, 25 febbraio 2026 – Nel corso di un confronto pubblico a Palermo sul referendum sulla giustizia, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha ribadito con fermezza che la sua riforma non intende modificare la norma che disciplina i rapporti tra il pubblico ministero e la polizia giudiziaria. L’incontro con il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha offerto un’occasione di dibattito acceso sulle principali novità e criticità della riforma proposta dal governo.
La posizione di Nordio sulla riforma della magistratura
Il Ministro Nordio ha sottolineato come la riforma elevi l’indipendenza del pubblico ministero, evidenziando che l’attuale articolo 107 della Costituzione prevede che la figura del pm sia disciplinata da legge ordinaria, mentre il nuovo testo ne enfatizza l’autonomia. A tal proposito, ha precisato: “Non abbiamo toccato e non toccheremo la norma che dice che il pm dispone della polizia giudiziaria. Qui si fa il processo alle intenzioni”.
Nordio ha inoltre richiamato l’importanza di una migliore preparazione per i pm, per metterli in condizione di esercitare pienamente quanto previsto dalla Costituzione. Attualmente, ha spiegato, un pubblico ministero anche giovane si trova a dover coordinare e dare direttive a ufficiali di polizia giudiziaria di alta esperienza senza una specifica formazione tecnica: “Non esiste una scuola di tecnica delle indagini”.
Nel suo intervento, il Ministro ha anche affrontato il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, spiegando che questa porterà a una maggiore preparazione e a una più netta autonomia, evitando i conflitti d’interesse che oggi si riscontrano soprattutto nelle elezioni per il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Nordio ha definito “malattia mortale” la promiscuità tra pm e giudici, dove si scambiano voti e favori, minando la terzietà richiesta nelle decisioni disciplinari.
Il confronto con Giuseppe Conte e le critiche del Movimento 5 Stelle
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha accusato il governo e il Ministro Nordio di portare avanti un disegno di politica criminale “fin dall’inizio”, con una serie di inasprimenti di pene e modifiche legislative che, a suo dire, non garantiscono né efficienza né giustizia imparziale. Conte ha poi contestato la gestione del referendum e il modo in cui è stata blindata la riforma senza un confronto parlamentare approfondito con le opposizioni: “Voi volete solo una giustizia addomesticata”.
Conte ha inoltre accusato Nordio di aver fatto una “crociata” contro le intercettazioni, criticando alcune scelte legislative che hanno modificato reati come l’abuso d’ufficio e il traffico di influenze illecite. Nordio ha replicato che la riforma non impedisce affatto la possibilità di ricorrere in Cassazione contro le decisioni disciplinari dei magistrati e che, una volta superato il referendum, aprirà un dialogo costruttivo con avvocati, magistrati e accademici per l’attuazione della legge.
Il Ministro ha ricordato anche che la fiducia dei cittadini nella magistratura è crollata nel tempo, passando dall’85% al massimo al 50% in casi fortunati, anche a causa di scandali come quello Palamara. Questa perdita di consenso è uno dei motivi che spingono la riforma, volta a garantire maggiore trasparenza e indipendenza.






