Roma, 21 marzo 2026 – Michele Emiliano, ex governatore della Regione Puglia ed ex magistrato, ha espresso un netto no alla riforma della giustizia in discussione, definendola un “errore gravissimo“ che rischia di trasformare il pubblico ministero nel vero padrone del processo. In un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, Emiliano ha puntato il dito contro la creazione di una sorta di corporazione dei pm, che secondo lui li metterebbe nelle condizioni di proteggersi reciprocamente in modo ancora più forte di oggi.
Emiliano e la critica alla riforma: i pm come “cavalieri templari“
Secondo Emiliano, la riforma metterebbe i giudici sotto una pressione gravissima da parte dei pm, definiti come i “cavalieri templari” che detengono il potere di indagare su chiunque, inclusi gli stessi magistrati, e che rappresentano una fonte privilegiata per giornalisti e influencer. Sulla questione dell’abolizione delle correnti all’interno dei Consigli Superiori della Magistratura (CSM), Emiliano sostiene che essa sia illusoria: “Un minuto dopo il sorteggio, i membri si dividerebbero comunque in correnti o gruppi omogenei identici alle correnti“, sottolineando così la difficoltà pratica di cancellare questa dinamica.
Il ruolo del pm e il rischio di un potere assoluto
L’ex governatore pugliese ha inoltre risposto alle interpretazioni secondo cui per collocare il pm sotto il controllo dell’esecutivo sarebbero necessarie ulteriori leggi. Emiliano si è detto contrario: “I pm non hanno paura di diventare padroni assoluti del processo, annichilendo avvocati e giudici in ruoli fortemente indeboliti“. Ha quindi delineato uno scenario in cui i pm, rinnegando la cultura della giurisdizione, potrebbero trasformarsi in “super inquirenti di orwelliana natura“. Infine, ha commentato la posizione della premier Giorgia Meloni, che sostiene la riforma, affermando che la stessa “ha innescato un meccanismo che rischia di farle un danno enorme se le va male“.
Emiliano conclude ribadendo la sua contrarietà alla riforma e sottolineando l’importanza della autonomia e dell’indipendenza della magistratura, che a suo avviso non possono essere garantite da un sistema di sorteggio dei rappresentanti nei CSM, definito da lui una contraddizione rispetto ai principi democratici.






