Nell’ultima puntata del talk live “Nessuno escluso” di Will Media, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, si è concesso a un lungo confronto che ha spaziato dai ricordi dei suoi governi alle sfide future del campo progressista. Con un approccio diretto, l’ex Premier ha delineato l’identità attuale di un Movimento che, pur evolvendosi, non intende rinunciare alla sua natura dirompente. Secondo Giuseppe Conte, il fatto di essere costantemente bersaglio delle critiche di ogni schieramento politico è il segno inequivocabile che il M5S rimane una forza “scomoda” per il sistema.
L’evoluzione del Movimento: tra competenza e radicalità
Durante l’intervista, Giuseppe Conte ha affrontato il delicato tema del cambiamento interno al Movimento 5 Stelle. Se alle origini la priorità era il contrasto alla “casta” e ai privilegi, oggi il leader sottolinea come a quel principio di onestà debbano necessariamente affiancarsi competenza e capacità. Nonostante questo passaggio verso una maggiore maturità istituzionale, Conte ha rivendicato una forte “radicalità” nelle battaglie politiche, citando come prova il continuo attacco da parte di tutto l’establishment.

Un punto fermo rimane il legame con il fondatore: Beppe Grillo è stato definito una figura “rivoluzionaria” che non può essere cancellata, avendo riportato al voto milioni di cittadini disillusi. Sul fronte delle alleanze, Giuseppe Conte è apparso categorico: l’esperienza di governo con Matteo Salvini è considerata definitivamente “finita”. Per quanto riguarda il rapporto con Elly Schlein e il campo progressista, il leader pentastellato ha preferito concentrarsi sulla validità delle proposte politiche piuttosto che sui sondaggi di gradimento, pur accogliendo positivamente il fatto che molti elettori riconoscano la sua integrità morale.
Giustizia, pandemia e scenari Internazionali: le sfide di Giuseppe Conte
Il cuore del dibattito si è poi spostato sulla riforma della giustizia proposta dal governo Meloni, che Giuseppe Conte ha bollato senza mezzi termini come “salvacasta”. L’ex Premier ha criticato duramente il meccanismo del sorteggio per il CSM, sostenendo che tale sistema miri a indebolire l’autonomia della magistratura a vantaggio del potere politico. Secondo Conte, questa riforma non accelera i processi, ma serve solo a proteggere i politici dalle inchieste, citando l’indebolimento dei reati di corruzione e l’abolizione dell’abuso d’ufficio come segnali allarmanti di un arretramento nel sistema anticorruzione.
Difendendo il proprio operato durante l’emergenza COVID-19, Giuseppe Conte ha rivendicato la scelta della trasparenza totale verso i cittadini e la solidità dei nervi necessari per gestire l’incertezza scientifica di quei mesi. Ha inoltre chiarito che gli aiuti russi ricevuti all’epoca avvennero in un contesto storico diverso e in piena trasparenza con l’Intelligence, rifiutando ogni strumentalizzazione ideologica postuma. Infine, volgendo lo sguardo all’estero, Conte ha espresso preoccupazione per l’instabilità globale. Sulla questione Iran, ha ribadito la contrarietà a interventi militari esterni, preferendo la pressione diplomatica e finanziaria. Nei confronti della presidenza Trump, Giuseppe Conte ha auspicato un’Europa più compatta, capace di rispondere unita alla guerra dei dazzi e di costruire un progetto di difesa comune che eviti una corsa al riarmo scoordinata e dispendiosa.





