Roma, 17 marzo 2026 – L’ex premier e attuale Commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Paolo Gentiloni, ha espresso critiche sul ritardo con cui la premier Giorgia Meloni ha preso posizione riguardo all’operazione militare statunitense in Iran, sottolineando come i principali leader europei abbiano immediatamente condannato l’azione come “fuori dalla legalità internazionale“.
Gentiloni, il ritardo nella presa di posizione del governo italiano
In una recente intervista rilasciata a La Stampa, Gentiloni ha definito “sorprendente” il fatto che Meloni abbia impiegato dieci giorni per pronunciare un no all’operazione americana, mentre altri leader europei si sono schierati subito contro. Secondo l’ex premier, il fatto che l’intervento sia stato avviato “senza nemmeno informare gli alleati” avrebbe dovuto spingere il governo italiano a “prendere rapidamente le distanze“.
Gentiloni ha inoltre commentato la proposta avanzata dal governo Meloni di istituire un tavolo di confronto con le opposizioni sul tema della guerra in Medio Oriente, auspicando che le forze di opposizione accettino l’invito con spirito costruttivo.
Critiche all’intervento Usa e prospettive europee
L’ex presidente del Consiglio ha criticato duramente l’atteggiamento del presidente statunitense Donald Trump, definito come entrato in questa guerra senza una chiara strategia di uscita. Gentiloni ha evidenziato come “gli effetti desiderati non si sono prodotti, mentre sono enormi quelli negativi“. Ha inoltre affermato che, dopo aver scatenato un conflitto “in solitaria” e senza consultare gli alleati, la richiesta di aiuto da parte di Trump difficilmente otterrà sostegno in Europa.
Sul coinvolgimento italiano nelle operazioni militari, Gentiloni si è detto scettico sull’ipotesi di estendere la missione Aspides allo stretto di Hormuz, definendola “fantascienza” per quanto riguarda la riapertura dello stretto.
Infine, sul referendum costituzionale, ha annunciato il suo voto contrario, motivandolo con l’inaccettabilità del sorteggio previsto e la discussione sul doppio Consiglio superiore della magistratura (CSM).
Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto europeo segnato da dibattiti sul ruolo dell’Unione nella politica estera e di difesa, mentre le tensioni globali aumentano e il quadro internazionale si fa sempre più complesso.






