Roma, 3 febbraio 2026 – Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e attuale Professor of Practice presso la SDA Bocconi, torna a sollevare il tema della tutela degli operatori in divisa, sottolineando la necessità di difendere la loro immagine non solo dai violenti, ma anche da chi li strumentalizza a fini propagandistici.
Gabrielli, la divisa contro la propaganda securitaria
In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Gabrielli ha affermato con fermezza che “questo è il momento di difendere chi indossa una divisa“, ma non solo dai rischi fisici degli scontri, bensì anche da coloro che li usano come simbolo politico, promettendo soluzioni semplicistiche. Ha definito queste pratiche come “propaganda securitaria a finanza zero“, che rischia di peggiorare la situazione, aumentando la tensione nelle piazze e comprimendo ulteriormente le libertà civili senza reali benefici per la sicurezza.
Critiche al fermo preventivo e allo scudo penale
Gabrielli si è espresso anche sul tema del fermo preventivo, dichiarando che, a suo avviso, “non servirà“ e potrebbe addirittura aggravare il conflitto sociale. Ha spiegato che questa misura rischia di irrigidire ulteriormente i rapporti tra forze dell’ordine e cittadini, aumentando la conflittualità.
Sulla questione dello scudo penale, Gabrielli ha evidenziato una contraddizione: mentre viene pubblicizzato come una protezione per gli agenti, in realtà, ha detto, “paradossalmente, quel rischio lo aumenta“, suggerendo che questa tutela non affronta efficacemente le complessità della gestione dell’ordine pubblico.
La necessità di supporto concreto agli agenti
L’ex capo della Polizia ha infine sottolineato come spesso gli operatori siano chiamati a prestazioni totali nelle situazioni di ordine pubblico, ma poi vengano lasciati soli nelle conseguenze. Per questo motivo, ha ribadito l’importanza di dotarli di “un’assistenza legale seria, strutturata, immediata e a carico dello Stato“, evitando proclami e affrontando con responsabilità la complessità del loro ruolo.
Franco Gabrielli, noto per il suo impegno nel campo della sicurezza e della pubblica amministrazione, continua così il suo contributo al dibattito pubblico, invitando a una riflessione più profonda e meno strumentale sulla figura degli operatori in divisa e sulle politiche di sicurezza.






