Roma, 14 marzo 2026 – Si accende il dibattito politico in vista del referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, promosso dal governo Meloni e Nordio, che si terrà il 22 e 23 marzo: Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), ha espresso forti critiche alla riforma, accusandola di minare l’indipendenza della magistratura e di rappresentare un attacco al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Fratoianni: “La riforma mira a colpire l’indipendenza della magistratura”
In un’intervista al Secolo XIX, Nicola Fratoianni ha definito la riforma Nordio-Meloni come una “controriforma” che non risolve i problemi della giustizia italiana, né riduce i tempi o rafforza gli organici, ma serve esclusivamente a colpire l’autonomia dei magistrati. L’esponente di Avs ha sottolineato come la maggioranza di governo sia ostile a qualsiasi forma di controllo, civile, contabile o penale, e abbia l’idea che chi detiene il potere sia al di sopra della legge. Fratoianni ha rimarcato che la Costituzione tutela l’indipendenza della magistratura proprio per garantire che la legge valga per tutti.
Secondo Fratoianni, l’obiettivo vero della destra è demolire il CSM, organismo costituzionale che regola la magistratura e garantisce autonomia e indipendenza. A tal proposito, ha citato le dichiarazioni del ministro della Giustizia e alcune affermazioni della presidente del Consiglio che, a suo giudizio, denotano paura e mancanza di rispetto per il ruolo della magistratura.

Il confronto politico e la mobilitazione per il referendum
Sul fronte opposto, la premier Giorgia Meloni si è detta sicura della vittoria del Sì, definendo la riforma un passo necessario per “liberare i giudici” dalla logica delle correnti e per modernizzare la giustizia italiana. Meloni ha minimizzato le critiche, parlando di toni apocalittici e sottolineando che la riforma mira a eliminare la copertura correntizia e garantire la carriera meritocratica dei magistrati.
L’opposizione, che si prepara a scendere in piazza il 18 marzo a Roma, vede nel referendum una scelta cruciale per difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato e prevenire quello che definiscono un attacco all’autonomia della magistratura. Tra i promotori del No, insieme a Fratoianni, ci sono esponenti del Pd, dei 5 Stelle e della Cgil.
Il referendum del 22 e 23 marzo è di tipo confermativo e riguarda la modifica costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura e l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale. Non è previsto quorum e a decidere sarà la maggioranza dei voti validi espressi.
La posta in gioco è alta: il voto definirà il futuro assetto dell’autogoverno della magistratura e la gestione delle carriere dei magistrati, con conseguenze dirette per l’organizzazione della giustizia nel nostro Paese.






