La figura di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, continua a suscitare dibattito a livello internazionale. Recentemente, la Francia ha avanzato formali richieste di dimissioni nei suoi confronti, scatenando un acceso confronto politico e mediatico.
Francesca Albanese risponde alle critiche: accuse di “Inquisizione”
Attraverso un post pubblicato su X, Albanese ha risposto con fermezza alle richieste di dimissioni, denunciando un clima che definisce come “l’Inquisizione è tornata”. La relatrice ha affermato che “una menzogna è stata smascherata” e che invece di correggere gli errori, il sistema che ha permesso il genocidio attacca chi porta alla luce la verità. Albanese ha poi accusato la Francia di non voler riconoscere i propri sbagli a causa dell’orgoglio, mentre si continua a scandagliare archivi alla ricerca di qualsiasi parola da utilizzare contro di lei.
La posizione dell’Unione Europea e le reazioni internazionali
Sulla questione è intervenuta anche la Commissione europea. Un portavoce ha dichiarato che la decisione sul futuro di Francesca Albanese spetta esclusivamente all’ONU. L’Unione ribadisce con forza la propria condanna verso ogni forma di antisemitismo, richiamando le parole della presidente Ursula von der Leyen e dell’Alto rappresentante Kaja Kallas in occasione della Giornata della Memoria dell’Olocausto.
Parallelamente, l’ambasciatore degli Stati Uniti, Charles Kushner, ha espresso un netto rifiuto verso ogni giustificazione degli atti di violenza e antisemitismo, ringraziando il ministro francese Jean-Noël Barrot per aver chiesto le dimissioni di Albanese, ma sottolineando una politica di tolleranza zero verso ogni incitamento all’odio.
Il dibattito attorno a Francesca Albanese rimane quindi aperto, riflettendo le tensioni profonde e complesse che accompagnano la questione israelo-palestinese e il ruolo delle istituzioni internazionali nel tentativo di mediazione e controllo dei diritti umani.






