Torino, 30 gennaio 2026 – Il Movimento 5 Stelle denuncia un grave problema riguardante il diritto al fine vita e al suicidio medicalmente assistito in Piemonte. Secondo quanto riportato dai parlamentari pentastellati Pirro, Appendino, Iaria e dai consiglieri regionali Disabato, Unia e Coluccio, le Asl locali si rifiuterebbero di attuare la procedura prevista per i pazienti che soddisfano i requisiti indicati dalle sentenze della Corte Costituzionale.
Fine vita: negato il diritto al suicidio assistito in Piemonte
Il caso emblematico riguarda un residente nel Torinese che, dopo aver presentato richiesta nel maggio 2025, ha ricevuto un diniego dall’Asl To4 con la motivazione della mancanza di riferimenti legislativi chiari. Il M5S evidenzia come questa situazione rappresenti un ostacolo ingiustificato per chi soffre e desidera esercitare un diritto già sancito dalla Consulta.
Gli esponenti del Movimento accusano la maggioranza di centrodestra che guida sia il governo nazionale sia la Regione Piemonte di ignorare le sofferenze dei pazienti, “sventolando bandiere ideologiche senza senso” e negando “una morte dignitosa” a chi ne ha diritto.
La richiesta di una legge chiara e la posizione del Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle sottolinea che, sebbene le sentenze della Corte Costituzionale abbiano un’importanza fondamentale, esse non sono più sufficienti. La stessa Consulta ha più volte esortato il legislatore a colmare il vuoto normativo riguardante il fine vita con una legge specifica.
Il M5S ha già presentato proposte legislative sia a livello regionale sia nazionale per regolamentare questa materia e garantire i diritti di chi soffre. Gli attivisti chiedono dunque di partire da questi testi per superare l’attuale stallo e assicurare a tutti una risposta concreta e rispettosa della dignità personale.
La vicenda torinese si inserisce in un dibattito più ampio a livello nazionale, in cui la mancanza di una normativa chiara sul suicidio assistito continua a creare tensioni tra giurisprudenza, politica e diritti civili. Sul fronte istituzionale, la Corte Costituzionale resta il principale garante dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana, ma evidenzia l’urgenza di un intervento legislativo specifico per uniformare le pratiche sul territorio.






