Roma, 29 gennaio 2026 – Fratelli d’Italia (FdI) ha formalmente richiesto un’informativa al ministro della Giustizia Carlo Nordio riguardo al caso delle mascherine Covid, un episodio che continua a suscitare dibattiti e controversie all’interno del Parlamento italiano. La vicenda, emersa nell’ambito della commissione parlamentare Covid, coinvolge un imprenditore che durante la pandemia si sarebbe proposto per fornire un ingente quantitativo di mascherine, poi acquistate per circa 1,2 miliardi di euro dalla Cina tramite il commissario straordinario Arcuri.
La richiesta di FdI e le reazioni parlamentari
Durante la seduta in Aula alla Camera, la deputata Alice Buonguerrieri di FdI ha denunciato che l’imprenditore avrebbe riferito di essere stato invitato nello studio di un soggetto presentatosi come vicino all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La questione di fondo sollevata riguarda la possibile correlazione tra questa proposta e una consulenza legata al contratto per le mascherine, con il sospetto che la rinuncia all’affare sia stata motivata dal timore di configurare una tangente.

La richiesta di un’informativa al ministro Nordio ha trovato adesione da parte di Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stelle (M5s), che ha sottolineato come non ci sia paura nell’affrontare la questione, ricordando l’archiviazione delle accuse nei confronti di Conte. Al contrario, Alfonso Colucci (M5s) ha criticato l’iniziativa di Buonguerrieri, accusandola di creare discredito verso chi ha combattuto la pandemia. Salvatore Deidda di FdI ha difeso la collega, chiedendo rispetto per il suo intervento. Il vicepresidente di turno Giorgio Mulè (Forza Italia) ha concluso la discussione annunciando che il governo valuterà la richiesta e che Buonguerrieri potrà eventualmente replicare a Colucci.
Paolo Ciani del Partito Democratico ha espresso dubbi sul funzionamento della commissione Covid, evidenziando “fatti strani” nelle convocazioni e audizioni, e lamentando la presenza di teorie anti-scientifiche, sottolineando che la commissione sembrava trasformarsi in un tribunale anziché un organo di indagine parlamentare.
Le implicazioni normative del caso mascherine
Il caso delle mascherine Covid assume particolare rilievo anche in ambito giudiziario e normativo. La Procura di Roma, infatti, ha avanzato una memoria il 2 dicembre 2024, sollevando una questione di legittimità costituzionale sulla recente riformulazione del reato di traffico di influenze illecite (art. 346 bis c.p.), contenuta nella legge 114/2024, nota come “legge Nordio”. Tale riformulazione ha limitato l’ambito applicativo del reato, richiedendo che la mediazione illecita sia finalizzata a far commettere un atto contrario ai doveri d’ufficio costituente reato, eliminando così fattispecie precedenti.
Questa revisione normativa ha portato a una “parziale abolitio criminis” secondo la Procura, che denuncia una “totale asfissia applicativa” del reato, con conseguenze concrete nei processi in corso, tra cui quello relativo alla fornitura delle mascherine cinesi durante la pandemia. In tale procedimento, infatti, un mediatore avrebbe ricevuto oltre 11 milioni di euro per ottenere una posizione privilegiata nella fornitura, ma la nuova normativa rende più difficile perseguire tali condotte.
Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, con ordinanza del 31 gennaio 2025, ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, evidenziando il possibile contrasto della riforma con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia nella Convenzione del Consiglio d’Europa contro la corruzione di Strasburgo (1999). Secondo la giurisprudenza costituzionale, la riduzione dell’ambito di applicazione del reato potrebbe violare gli articoli 11 e 117 della Costituzione, relativi al rispetto degli obblighi internazionali.
In particolare, si sottolinea che l’articolo 12 della Convenzione di Strasburgo impone un obbligo cogente di incriminazione per i comportamenti di traffico di influenze illecite, senza limitazioni così restrittive come quelle introdotte dalla legge Nordio. La riforma, quindi, rischia di rendere inefficace la tutela penale contro forme di mediazione illecita che non rientrano più nel nuovo perimetro giuridico.
Il caso giudiziario in corso e le questioni di legittimità costituzionale potranno essere decisive per chiarire i confini del reato e le responsabilità legate alla gestione delle forniture di emergenza durante la pandemia.






