Roma, 17 gennaio 2026 – Antonio Di Pietro, ex magistrato di Mani pulite e figura di spicco nel panorama politico italiano, interviene con fermezza sulla polemica innescata dall’Associazione nazionale magistrati (Anm) riguardo ai manifesti del comitato Sì Separa. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Di Pietro sottolinea come l’Anm stia “falsificando i fatti“ e chiarisce quale sia, a suo avviso, il vero nodo della questione.
Di Pietro: “L’Anm non critica ma falsifica i fatti”
L’ex pm, noto per il suo impegno nella lotta alla corruzione durante Mani pulite, afferma che l’Anm, pur essendo un’associazione privata libera di esprimersi, ha oltrepassato il limite del diritto di critica. “Il diritto di critica non è diritto di falsificazione criminale dei fatti”, precisa Di Pietro, evidenziando come la posizione dell’Anm sulla perdita di indipendenza del pubblico ministero sia una narrazione falsa che può influenzare negativamente la percezione dei cittadini.
Il punto centrale, secondo Di Pietro, non riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, ma il meccanismo del sorteggio di cui parla come un elemento chiave per interrompere il legame tra il Consiglio superiore della magistratura (Csm) e l’Anm, indicata come “la matrigna cattiva” del sistema giudiziario italiano. Di Pietro denuncia che l’Anm rappresenta un’entità non prevista dalla Costituzione, che determina le promozioni spesso non sulla base del merito, ma per logiche di lottizzazione e correnti.

Il ruolo del Csm e la gestione delle sanzioni
Alla domanda se un Csm privato delle funzioni disciplinari e di nomina non rischi di indebolirsi, Di Pietro risponde in modo netto: “Sarà più forte”, perché l’Anm si è ormai impossessata di un sistema che controlla anche le sanzioni verso i magistrati più scomodi. Richiamando la sua esperienza diretta negli anni di Mani pulite, Di Pietro paragona questo sistema a quello clientelare della politica, dove per avanzare occorreva piegarsi al sistema.
Infine, l’ex magistrato puntualizza che la riforma in discussione non rispecchia l’intento di Berlusconi di ridurre l’obbligatorietà dell’azione penale e porre il pm sotto il controllo del governo, smentendo così una delle principali accuse mosse alla proposta di legge.
Antonio Di Pietro, laureato in giurisprudenza all’Università di Milano e protagonista della stagione giudiziaria degli anni ’90, ribadisce con forza il suo sostegno al sorteggio come strumento di trasparenza e indipendenza nel sistema giudiziario italiano.





