Roma, 23 gennaio 2026 – È alta la tensione politica intorno al nuovo testo del ddl stupri, che ha suscitato una forte reazione da parte della senatrice del Partito Democratico, Anna Rossomando. La vicepresidente del Senato ha definito il testo “inaccettabile” e un vero e proprio “tradimento” rispetto all’accordo raggiunto precedentemente.
Il ddl stupri: il testo stravolto e la cancellazione del consenso
In un’intervista al Corriere della Sera, Rossomando ha espresso profonda delusione per la revisione del disegno di legge annunciata dalla presidente della commissione Giulia Bongiorno. “Dopo le rassicurazioni sul mantenimento dell’impianto della legge – ha dichiarato – è arrivato un testo stravolto, inaccettabile e che non è a difesa delle donne“. L’elemento più contestato è la cancellazione della parola “consenso“, sostituita con il concetto di “volontarietà contraria” (dissenso).
La senatrice ha sottolineato come questo cambiamento rappresenti un “salto indietro” rispetto alla giurisprudenza recente, in particolare alle sentenze della Corte di Cassazione, che hanno posto al centro il consenso come elemento fondamentale nella definizione di violenza sessuale. Tornare a richiedere che il dissenso sia visibile significa, secondo Rossomando, “capovolgere il concetto e tornare alla colpevolizzazione della vittima”.
“Se bisogna mettere per iscritto che serve la prova del dissenso, allora è meglio non scriverlo“, ha aggiunto con amarezza, evidenziando come questo testo non possa essere accettato dall’opposizione.

Le tensioni politiche e l’attesa per la premier Meloni
L’approvazione all’unanimità del ddl alla Camera aveva fatto sperare in un percorso condiviso, ma subito dopo il primo intervento di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e segretario della Lega, è stato presentato un nuovo testo che ha stravolto l’accordo iniziale. Rossomando si è domandata retoricamente se “la parola di Salvini sia più forte di quella della premier Giorgia Meloni”, sottolineando la necessità di un chiarimento da parte della presidente del Consiglio, che aveva siglato l’intesa sul testo originario.
Martedì inizierà l’esame del ddl Bongiorno in commissione, ma per la vicepresidente dem questo testo “così com’è non può essere votato”. Prima di allora, l’opposizione attende risposte e un ripensamento sostanziale, auspicando anche il coinvolgimento della premier Meloni e delle associazioni impegnate nella tutela delle donne vittime di violenza, che chiedono chiarezza e un testo realmente efficace nella lotta contro gli stupri.





