Roma, 12 febbraio 2026 – Le opposizioni parlamentari hanno espresso forte preoccupazione per una norma contenuta nel ddl sull’immigrazione recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, che limita i poteri ispettivi dei parlamentari all’interno delle strutture di detenzione per migranti. La norma è stata duramente criticata per ridurre la capacità di controllo dei rappresentanti eletti sui Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr), definiti da più esponenti politici come “buchi neri del diritto”.
Opposizioni contro la limitazione dei poteri ispettivi parlamentari
Durante la seduta alla Camera, Riccardo Magi di +Europa ha denunciato con sconcerto l’inserimento nel ddl di una disposizione che “limita una prerogativa parlamentare che trova il suo fondamento nel dettato costituzionale”. Magi ha richiesto un intervento immediato del presidente della Camera per stralciare la norma.
Francesca Ghirra di Avs ha sottolineato che i Cpr detengono persone che “non hanno commesso alcun reato” e che negare ai parlamentari la possibilità di verificarne le condizioni di detenzione rappresenta una grave violazione dei diritti. Dal Partito Democratico, Matteo Mauri ha definito “molto grave” la limitazione del diritto di accesso dei parlamentari ai Cpr e ha invitato i presidenti delle Camere, con particolare riferimento a Lorenzo Fontana, a difendere le prerogative democratiche. Anche Alfonso Colucci del Movimento 5 Stelle ha sollecitato la tutela del diritto del Parlamento stesso.
Immigrazione, posizione del centrodestra e necessità di maggiore severità
Sull’argomento immigrazione, il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha invece evidenziato la posizione del centrodestra favorevole a una maggiore severità rispetto ai governi precedenti, che definisce più permissivi. Intervistato a Rai3, Gasparri ha ricordato che negli ultimi anni sono stati consentiti oltre 400 mila ingressi di immigrazione programmata e ha sottolineato la necessità di procedure più snelle per le espulsioni.
Gasparri ha spiegato che, a differenza del passato, il governo attuale intende utilizzare decisioni collegiali del Consiglio dei ministri e politiche di dialogo con i Paesi d’origine per bloccare flussi migratori particolari, citando l’esempio della collaborazione con la Tunisia. Ha inoltre criticato il ruolo della magistratura nella determinazione dei Paesi verso cui rimandare le persone, auspicando un maggior coinvolgimento dei governi e delle istituzioni europee.
Il dibattito parlamentare si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle politiche sull’immigrazione, con particolare attenzione alle garanzie costituzionali sul controllo parlamentare e alle strategie di gestione dei flussi migratori e delle strutture di detenzione.






