Roma, 15 gennaio 2026 – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito oggi alla Camera l’importanza di mantenere il sostegno militare e politico all’Ucraina, sottolineando che “fermare l’aiuto a Kiev significa rinunciare alla pace giusta“. Nel corso di un’informativa dedicata alla situazione in Ucraina, Crosetto ha spiegato che il supporto non è volto a prolungare il conflitto, bensì a evitare una pace fragile e ingiusta, destinata a infrangersi nuovamente.
Crosetto: “Difesa adeguata per proteggere, non per attaccare“
Il ministro ha rimarcato come l’Ucraina necessiti di una capacità di difesa adeguata non per attaccare o vincere una guerra, ma per tutelare il proprio territorio e la popolazione. Un eventuale arretramento del supporto internazionale, ha avvertito, “non porterebbe alla pace, ma favorirebbe una nuova escalation dell’aggressione“. Crosetto ha inoltre ricordato che il governo italiano si esprime attraverso atti concreti, citando il decreto che autorizza l’invio di armi a Kiev.
Rispondendo a domande sul possibile intervento statunitense in Iran, Crosetto ha detto che “la situazione cambia di ora in ora“, aprendo a un’incertezza strategica che segue i rapidi sviluppi internazionali.

Il punto di vista di Guido Crosetto sugli aiuti militari all’Ucraina
Il ministro Crosetto ha dichiarato: “Se avessi avuto la possibilità, non ce l’ho perché non le abbiamo, di dare all’Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, gliel’avrei data“, rimarcando così i limiti imposti dalla disponibilità di armamenti italiani. Ha poi aggiunto un auspicio affinché la parte civile del decreto sugli aiuti possa essere l’unico utilizzo: la ricostruzione di ospedali e l’invio di medicinali, auspicando che non si renda necessario un ulteriore pacchetto di aiuti militari, segnale che la guerra sarebbe terminata.
Nel suo intervento, Crosetto ha anche affrontato il tema delle armi con un’analisi morale e strategica: “Un’arma è negativa quando si usa contro qualcuno, ma se impedisce a un’altra arma di colpire ospedali o infrastrutture civili, è una cosa diversa“. Il ministro ha ribadito con orgoglio lo spirito con cui l’Italia ha sostenuto l’Ucraina, contrastando chi si vergogna di questo impegno.
Reazioni politiche e contesto attuale del conflitto
L’intervento di Crosetto ha suscitato applausi tra i banchi di Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre i deputati della Lega non si sono alzati, pur confermando il loro sostegno alla maggioranza sulla risoluzione.
Il conflitto ucraino, iniziato con l’invasione russa nel febbraio 2022, continua a segnare un bilancio drammatico. Secondo dati recenti, le perdite russe sono aumentate in modo significativo negli ultimi mesi, con stime che indicano tra i 243.000 e i 352.000 soldati russi morti. L’intensificarsi degli sforzi diplomatici nel 2025 non ha ancora portato a una cessazione delle ostilità, e il sostegno internazionale all’Ucraina rimane un tema cruciale per l’Italia e l’intera comunità europea.
Guido Crosetto, in carica come ministro della Difesa dal 22 ottobre 2022 nel governo guidato da Giorgia Meloni, continua a rappresentare una voce centrale nella politica italiana in materia di sicurezza e difesa, nonché nel sostegno militare e umanitario all’Ucraina.
Il contesto delle perdite e la pressione internazionale
Il sostegno all’Ucraina arriva in un momento cruciale del conflitto, che si protrae dal febbraio 2022 con l’invasione russa su vasta scala. Secondo fonti come la Bbc e il database Mediazona, le perdite russe sono aumentate drasticamente negli ultimi dieci mesi, con stime che oscillano tra 243.000 e oltre 350.000 soldati morti, un ritmo di perdite mai visto prima nel conflitto. La Nato stima invece un totale di circa 1,1 milioni di morti e feriti, con una media di 25.000 soldati russi uccisi ogni mese.
Questi numeri evidenziano la gravità della situazione sul terreno e rafforzano la posizione di Crosetto secondo cui l’interruzione degli aiuti militari rischierebbe di compromettere la costruzione di una pace solida e duratura. La capacità dell’Ucraina di difendersi è infatti fondamentale per stabilizzare la regione e prevenire ulteriori escalation.






