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Home Politica

Conte, duro attacco al governo: “Un regime che decide per i cittadini”

Giuseppe Conte accusa l’esecutivo Meloni di autoritarismo, denuncia promesse mancate su economia e welfare e critica la gestione su giustizia ed esteri

by Federico Liberi
13 Gennaio 2026
Conte attacca il governo

Conte attacca il governo | ANSA/VINCENZO LIVIERI - alanews

Roma, 13 gennaio 2026 – Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha espresso ieri sera un durissimo giudizio sull’operato dell’attuale governo guidato da Giorgia Meloni durante la trasmissione DiMartedì su La7. Le sue parole hanno toccato temi sensibili quali la gestione democratica, la magistratura, le scelte politiche internazionali e la situazione economica interna, delineando una visione di forte critica e allarme sul futuro del Paese.

Conte: le accuse al governo di regime e autoritarismo

Nel suo intervento, Conte ha definito le democrazie moderne “malate e in affanno”, ma ha sottolineato che la risposta corretta non può essere quella di un “autoritarismo paternalistico” che priva i cittadini della loro autonomia decisionale. “Abbiamo bisogno di più partecipazione, di un coinvolgimento reale dei cittadini – ha detto – e non di un regime che decide per loro, portandosi dietro tutte le autorità di controllo: magistratura, Corte dei Conti, autorità indipendenti”.

Il leader pentastellato ha evidenziato come, a suo avviso, si stia verificando un paradosso nel quale chi commette reati o è coinvolto in scandali, come i casi di Del Mastro o le inchieste che riguardano la ministra Santanchè, resterebbe al suo posto, mentre cittadini comuni finirebbero in carcere con pene severe. “Mentre voi ve ne andate in galera e buttano pure la chiave, a loro va tutto bene e rimangono ministri”, ha affermato.

Critiche al governo Meloni su politica interna ed estera

Conte ha espresso anche una disponibilità a collaborare per la scelta di un candidato progressista per Palazzo Chigi, purché questo avvenga attraverso un confronto serio sui contenuti e non con spartizioni di poltrone. “Facciamo prima il programma di governo, ci lavoreremo nei prossimi mesi e troveremo il candidato migliore”, ha dichiarato.

In ambito internazionale, il presidente del M5S ha definito “una follia” la posizione di Meloni che considera legittima l’opzione militare in Venezuela. Conte ha ricordato che durante i suoi governi non è mai stato riconosciuto il regime di Maduro, ma ha sottolineato che ammettere un intervento militare americano in uno Stato sovrano violerebbe il diritto internazionale, segnando “il disordine mondiale”. Ha inoltre criticato la linea di Meloni e Tajani, che a suo dire hanno accettato una sorta di “servitù agli Stati Uniti”, con un approccio che ignora il diritto internazionale e alimenta il caos globale.

Sul fronte della giustizia, Conte ha definito inquietante la recente dichiarazione di Meloni secondo cui la magistratura dovrebbe essere “allineata” e collaborare con il governo, un concetto che ha paragonato a un “collaborazionismo” che minerebbe l’indipendenza del potere giudiziario e la tutela dei diritti fondamentali.

Questioni economiche e sociali: tasse, manovre e promesse tradite

Il leader pentastellato ha poi attaccato la gestione economica del governo Meloni, sottolineando come le promesse fatte in materia di pensioni e sostegno alle fasce più deboli siano rimaste “nulla di nulla”. Ha ricordato che il governo ha già varato quattro manovre finanziarie in tre anni, ma senza risultati concreti: la produzione industriale è in calo, i salari reali sono crollati, la povertà assoluta è in aumento e non sono stati presi provvedimenti efficaci contro il caro bollette e il caro vita.

Conte ha ironizzato sul cosiddetto “piano casa” annunciato da Meloni a fine estate scorsa insieme a Salvini, affermando che per ora “non c’è neppure l’idea, né uno stanziamento” e ha chiesto retoricamente quando mai questo piano sarà realizzato, ipotizzando che forse i pronipoti ne godranno i benefici.

Ha inoltre denunciato l’aumento continuo delle tasse sotto l’attuale esecutivo, citando in particolare l’incremento delle accise sul carburante, dei pedaggi autostradali, dell’Rc auto e l’introduzione di un balzello di due euro sui pacchi extra-Ue. Per questo ha ironizzato sulla necessità di fare una nuova edizione del “libretto delle tasse del governo” che aveva già consegnato alla premier.

La posizione sui rapporti con i poteri forti

Conte ha infine sottolineato come la Meloni goda oggi dell’“applauso dei poteri forti”, citando in particolare l’industria delle armi, le banche e le agenzie di rating, ma ha avvertito che questo sostegno si traduce in un abbandono delle esigenze di imprese, cittadini, artigiani, piccoli commercianti e famiglie, lasciati in difficoltà. “Si è ribaltato lo schema: prima si lottava per i cittadini e si aveva contro i poteri forti; oggi è il contrario”, ha evidenziato.

In conclusione, durante il suo intervento a DiMartedì, Giuseppe Conte ha delineato un quadro critico dell’attuale governo, mettendo in evidenza una serie di temi che spaziano dalla democrazia, alla giustizia, alla politica estera, fino alle questioni economiche e sociali. Le sue parole riflettono una profonda frattura politica e ideologica con l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, e segnano un momento di forte tensione nel dibattito politico italiano.

Tags: Giuseppe ConteGoverno MeloniUltim'ora

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