Roma, 7 febbraio 2026 – Il Consiglio dei ministri è convocato per oggi alle ore 12 per discutere del referendum sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. La riunione segue l’ordinanza della Corte di Cassazione, che ha accolto il nuovo quesito referendario presentato dal comitato composto da 15 giuristi promotori, supportati dalla raccolta di firme di 500mila cittadini.
Date ufficiali per il referendum e le suppletive
Il governo ha stabilito che il referendum si svolgerà nelle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, in concomitanza con le elezioni suppletive. Questa decisione consente di accorpare le consultazioni elettorali, ottimizzando tempi e risorse. La scelta delle date è stata confermata durante le ultime riunioni del Consiglio dei ministri, in linea con le procedure istituzionali che regolano lo svolgimento delle consultazioni popolari in Italia.
Promotori in attesa della decisione del Consiglio dei Ministri
Attesa fiduciosa da parte dei promotori del referendum sulla riforma della Giustizia in merito alla decisione del governo sulla nuova data per la consultazione popolare. A seguito dell’accoglimento da parte della Corte di Cassazione della nuova formulazione della domanda referendaria, i 15 giuristi promotori della raccolta di oltre 500mila firme hanno espresso la loro posizione riguardo alle prossime tappe.
I giuristi promotori hanno dichiarato di “restare in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum”. La Cassazione ha infatti dato il via libera alla nuova formulazione della domanda referendaria, che riguarda importanti modifiche alla riforma della Giustizia.
In merito alla possibilità che si presenti un ricorso per conflitto di attribuzione, i promotori hanno evitato di anticipare mosse legali, preferendo attendere la risposta del governo. Hanno però sottolineato la loro aspettativa che vengano rispettati sia i principi costituzionali sia i tempi previsti per la campagna referendaria, fissati in 50 giorni.
I promotori della raccolta firme per il referendum sulla riforma della giustizia esprimono poi soddisfazione per la recente ordinanza dell’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione, che ha confermato la validità della loro iniziativa. Dopo aver raccolto oltre 546.000 firme, i giuristi promotori attendono ora la decisione del Consiglio dei Ministri riguardo alla fissazione della nuova data per la consultazione popolare.
Il ruolo chiave del Consiglio dei Ministri
La decisione sulla data del referendum spetta al Consiglio dei ministri, il principale organo esecutivo del governo italiano, presieduto attualmente da Giorgia Meloni e con sede a Palazzo Chigi. Il Consiglio ha la responsabilità di coordinare e indirizzare politiche nazionali di rilevanza, tra cui anche l’organizzazione delle consultazioni popolari.
Con la richiesta di una nuova data, il governo dovrà valutare le tempistiche per garantire il corretto svolgimento del referendum, tenendo conto delle indicazioni della Corte di Cassazione. La fissazione ufficiale della data sarà quindi un passaggio cruciale per la prosecuzione della campagna referendaria.
I promotori, che hanno raccolto un ampio consenso popolare per indire il voto, rimangono quindi in attesa delle decisioni dell’esecutivo, auspicando una soluzione che consenta agli elettori di esprimersi senza ulteriori ritardi.
Il ruolo della Corte di Cassazione e l’iter referendario
La Corte di Cassazione, massimo organo giurisdizionale italiano, svolge un ruolo centrale nel processo referendario. L’Ufficio centrale per il referendum, istituito presso la Corte, si occupa di verificare la conformità legale dei quesiti referendari, mentre la decisione finale sull’ammissibilità spetta alla Corte costituzionale. L’ordinanza emessa dalla Corte di Cassazione ha pertanto rappresentato un passaggio fondamentale per la calendarizzazione del voto.
La riforma della giustizia oggetto del referendum coinvolge aspetti importanti dell’ordinamento giudiziario, tra cui la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, tema che ha suscitato ampio dibattito politico e sociale. Il voto popolare sarà determinante per definire l’indirizzo legislativo futuro su questa materia cruciale per il sistema giudiziario italiano.






