Roma, 5 febbraio 2026 – La commemorazione delle vittime di Minneapolis, svoltasi oggi in Aula alla Camera dei Deputati, è stata segnata da un acceso scontro tra i parlamentari. La seduta, dedicata al ricordo delle tragiche morti nella città statunitense del Minnesota, ha visto emergere tensioni e accuse reciproche tra maggioranza e opposizione, con momenti di vera e propria bagarre.
Scontri e accuse in Aula durante la commemorazione
“Faccia il suo intervento, le assicuro che lo potrà fare. I colleghi staranno in silenzio, ma il fascismo è fuori da quest’Aula”, ha detto il vicepresidente della Camera Sergio Costa rivolgendosi alla deputata della Lega Simonetta Matone. Quest’ultima, dal canto suo, ha risposto con dure parole: “Se da voi non abbiamo risposte concrete di condanna per fatti che lo richiederebbero, da noi avrete una chiara presa di posizione su quanto accaduto a Minneapolis”, venendo però interrotta più volte dalle proteste dell’opposizione. Il presidente di turno ha poi richiamato alla calma, sottolineando: “Per favore, è una commemorazione!”.
Simonetta Matone ha accusato la maggioranza di voler “alzare una cortina fumogena sui fatti di Torino su cui stiamo ancora aspettando parole inequivocabili”, scatenando le proteste dell’opposizione che ha reagito con urla e contestazioni. Il clima è degenerato quando Matone avrebbe definito alcuni deputati di minoranza “fascisti”, affermazione condannata con fermezza dal presidente Costa: “Non si può sentire l’accusa di fascisti a qualcuno in quest’Aula”. Tra gli interventi più rilevanti, Francesco Silvestri del M5S ha attaccato la maggioranza: “Se qualcuno vede negli Usa un modello da raggiungere, quel qualcuno è pericoloso, non ha valore dello Stato e non è poi tanto diverso da chi ha premuto quei grilletti”. Benedetto Della Vedova ha ricordato che “noi oggi siamo chiamati a commemorare due vittime dello Stato”.
Il contesto di Minneapolis e le tensioni internazionali
Negli ultimi anni la città di Minneapolis ha vissuto momenti di forte tensione, soprattutto dopo episodi di violenza e di controversie con le forze federali americane. Nel 2025, l’arrivo di 3.000 agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha provocato scontri con la popolazione e le autorità locali, scatenando una crisi politica e sociale.
Questi episodi hanno avuto risonanza internazionale e sono stati al centro di un acceso dibattito politico negli Stati Uniti, con il presidente Trump che ha minacciato di invocare l’Insurrection Act per sedare le proteste, mentre il sindaco democratico Jacob Frey e il governatore Tim Walz hanno denunciato quella che hanno definito una vera e propria “occupazione militare” della città. Le tensioni e il clima di conflitto hanno contribuito a far salire l’attenzione sul tema dei diritti civili e delle violenze di Stato, che oggi sono stati oggetto di commemorazione anche nel Parlamento italiano.






