Roma, 20 marzo 2026 – La scomparsa di Umberto Bossi, fondatore e storico leader della Lega Nord, ha suscitato profonda commozione tra gli esponenti storici del partito, e tra questi, l’ex ministro della Giustizia della Lega, Roberto Castelli, che in un’intervista a La Repubblica ha ricordato con emozione il ruolo e l’eredità politica di Bossi.
Il ricordo di Roberto Castelli: un “amico e maestro”
Roberto Castelli, che ha ricoperto la carica di ministro della Giustizia dal 2001 al 2006 negli esecutivi guidati da Silvio Berlusconi, ha espresso un sentimento di orfanità per la scomparsa di Bossi: “Non mi sembra vero, pare incredibile che l’Umberto non ci sia più. È stato un fulmine a ciel sereno. Ma ho pensato questo: ecco, adesso siamo tutti orfani“. Castelli ha definito Bossi come un “amico e un maestro”, sottolineando quanto la sua figura abbia influenzato la sua carriera politica: “Politicamente mi ha insegnato tutto. Senza di lui non sarei mai esistito. Mi ha costruito lui, mi ha forgiato, mi ha trasmesso la sua energia vedendo forse che ero uno – anch’io – che non mollava mai“.
L’ex Guardasigilli ha inoltre ricordato un aneddoto significativo del 2001, quando Bossi lo chiamò per proporgli il ruolo di ministro della Giustizia, avvertendolo con ironia: “Castelli, vuoi fare il ministro della Giustizia? Ti do mezz’ora per pensarci. Gli dissi ok, e lui rispose: benissimo, finirai in galera vedrai!“. Una battuta che rifletteva la schiettezza e l’intuito politico di Bossi.

La Lega di Bossi e la trasformazione del partito
Roberto Castelli ha sottolineato il forte contrasto tra la Lega Nord originaria, fondata da Bossi con un’impronta federalista e autonomista per il Nord Italia, e l’attuale configurazione guidata da Matteo Salvini: “La Lega di Salvini non l’ha mai digerita. Per lui che si batteva per il Nord vedere la sua creatura diventare un partito nazionalista, centralista, meridionalista e per molti aspetti spostato all’estrema destra, era un tormento“.
L’ex ministro ha rimarcato la fedeltà alla “Lega vera” di Bossi, distinta secondo lui dalla trasformazione politica seguita negli ultimi anni, ribadendo l’importanza storica della figura del Senatùr per la politica italiana e per il movimento leghista.






