Roma, 7 febbraio 2026 – Si è acceso il dibattito politico e giudiziario attorno alla figura di Alfredo Guardiano, componente dell’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, dopo le polemiche scatenate da alcune sue dichiarazioni e dalla sua partecipazione a un convegno. Il magistrato ha risposto con fermezza alle accuse mosse nei suoi confronti, definendole “gravi e infondate” e annunciando di voler tutelare la propria immagine nelle sedi legali.
La difesa di Alfredo Guardiano sulle accuse di parzialità
Alfredo Guardiano ha chiarito in modo netto la propria posizione in merito alle polemiche sollevate dal deputato di Forza Italia Enrico Costa, che aveva sottolineato come il giudice della Cassazione modererà il prossimo 18 febbraio un convegno sulle ragioni del No al referendum sulla riforma della Giustizia. “Quell’evento mi vede come moderatore. Non mi nascondo, sono per il No ma lì non porto la mia opinione”, ha spiegato Guardiano, sottolineando la distinzione netta tra il suo ruolo nel convegno e il contenuto tecnico dell’ordinanza da lui firmata.
Il magistrato ha precisato che “il collegamento con l’ordinanza è inesistente” e che la decisione del collegio di cui fa parte, formato da 19 persone, ha prodotto un provvedimento “che non poteva avere alcuna incidenza né sul merito né sulla procedura” del referendum. Per Guardiano si tratta quindi di “una polemica nata sul nulla”. Ha poi annunciato l’intenzione di adire le vie legali contro quanto affermato da Costa e da altri, ribadendo che “qualsiasi affermazione che sospetti di parzialità me o questa ordinanza è palesemente priva di fondamento e quindi molto grave”.
La reazione politica e il contesto della riforma della Giustizia
Le dichiarazioni di Guardiano si inseriscono in un clima di forte tensione politica. Il senatore del Partito Democratico Walter Verini ha definito “grave” che il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non solo non tuteli i magistrati, ma “assista e partecipi complice” agli attacchi provenienti dalla destra, che ha preso di mira i magistrati della Cassazione per aver applicato la legge sui referendum. Verini ha sottolineato i rischi di una riforma che potrebbe portare a un governo che “pretende di dettare alla magistratura cosa fare e come fare, calpestando la separazione dei poteri e la Costituzione”.
Il dibattito è alimentato anche dall’attualità del referendum sulla riforma della Giustizia, una questione che vede coinvolti, oltre ai magistrati, anche avvocati, docenti e membri del Consiglio Superiore della Magistratura impegnati sia per il Sì sia per il No.
Guardiano, nel difendersi dalle accuse di parzialità, ha richiamato il ruolo tecnico e indipendente della Corte di Cassazione, evidenziando che il Consiglio dei Ministri ha ribadito che la data del voto rimarrà invariata e che si limiterà a modificare il quesito, riconoscendo così la legittimità del loro operato.
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