Roma, 6 febbraio 2026 – L’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, elaborato dai quindici giuristi promotori della raccolta di firme, che ha raggiunto il numero di 500mila cittadini sostenitori. La decisione è stata comunicata da fonti ufficiali della Corte, anche se l’ordinanza non è ancora stata formalmente depositata.
Nuova formulazione del quesito del referendum
Il testo originario del quesito chiedeva agli elettori se approvassero la legge costituzionale intitolata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025. La versione aggiornata, invece, include un riferimento specifico agli articoli della Costituzione modificati dalla legge in questione, ossia gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1. Questo dettaglio mira a fornire una maggiore chiarezza e precisione sulla portata delle modifiche costituzionali sottoposte a referendum.
Il ruolo della Corte di Cassazione nell’iter referendario
L’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione ha il compito di verificare la conformità alla legge dei quesiti referendari, mentre la Corte Costituzionale si pronuncia sull’ammissibilità del referendum ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione. Il referendum abrogativo consente a 500mila cittadini o a cinque Consigli regionali di proporre l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente valore di legge, esclusi però gli atti di natura costituzionale o alcune categorie come leggi tributarie e di bilancio.
Il nuovo quesito approvato dalla Cassazione rappresenta un passo formale verso la convocazione del referendum, che coinvolgerà l’intero corpo elettorale, chiamato a esprimersi su una riforma che interessa profondamente l’ordinamento giurisdizionale italiano e l’istituzione della Corte disciplinare. La decisione della Cassazione conferma l’importanza del controllo giudiziario nella fase preliminare delle consultazioni popolari su temi costituzionali e giuridici di grande rilievo.
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