L’ombra della criminalità organizzata si allunga sulle attività economiche legate a esponenti di spicco della politica. Al centro dell’attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma si trova la società «Le 5 Forchette», nota per la gestione della «Bisteccheria d’Italia» in via Tuscolana. Il coinvolgimento indiretto di Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia e già azionista della srl, ha acceso i riflettori su un’inchiesta che ipotizza i reati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante mafiosa. Secondo i magistrati di piazzale Clodio, la società sarebbe stata utilizzata per ripulire il denaro sporco del clan Senese, potente gruppo camorristico radicato nella Capitale.
Il ruolo dei Caroccia e il legame con il clan
A metà settimana sono previsti i primi interrogatori cruciali. Davanti ai pm compariranno Mauro Caroccia, già condannato per reati di stampo mafioso, e la figlia Miriam, attuale azionista di maggioranza della società. L’accusa è pesante: i due avrebbero reinvestito i proventi illeciti del clan Senese proprio nella srl di cui Delmastro ha fatto parte. Gli inquirenti leggono nel decreto di fissazione che l’attività sarebbe nata con lo scopo preciso di agevolare l’associazione mafiosa sin dalla fase di avviamento. La posizione di Miriam Caroccia è inoltre al centro di un giallo documentale: la giovane nega di aver mai firmato l’atto di riacquisto delle quote da Donatella Pelle, né di aver mai versato i 5.000 euro in contanti citati nel rogito.
La rete dei soci e la posizione di Delmastro
La vicenda solleva interrogativi sulla compagine societaria che, oltre a Delmastro, vedeva la partecipazione di altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, tra cui l’assessore regionale Elena Chiorino e il consigliere Zappalà. Sebbene Delmastro abbia tentato di distanziarsi dalla vicenda cedendo le proprie quote a novembre (prima a una sua società e poi a terzi), la fragilità di queste manovre è ora al vaglio degli inquirenti. La logica della Dda suggerisce che, se la società è stata costituita per riciclare denaro, il coinvolgimento potrebbe estendersi a chiunque ne abbia detenuto quote. Mentre la politica attende l’esito degli interrogatori, resta da chiarire quanto i soci fossero consapevoli della provenienza dei capitali che alimentavano il ristorante della Tuscolana.






