Roma, 8 aprile 2026 – Il dibattito sul fine vita torna al centro della scena politica italiana con le dure critiche di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, alla proposta di legge attualmente in discussione in Parlamento. Secondo Cappato, il disegno di legge presentato dal governo non solo non tutela i diritti esistenti ma li cancella, modificando i parametri stabiliti dalla Corte costituzionale e limitando l’accesso al suicidio assistito.
Il ddl sul fine vita: una legge che restringe i diritti
Marco Cappato ha denunciato come il testo in esame al Senato introduca condizioni restrittive che escludono dalla possibilità di ricorrere al suicidio assistito la maggioranza delle persone interessate. In particolare, la legge limita l’accesso ai soli pazienti dipendenti da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali, escludendo chi invece necessita di assistenza di terzi, come famigliari o caregiver, una categoria invece contemplata dalla Corte costituzionale. Inoltre, viene prevista la necessità di un coinvolgimento preventivo dell’autorità giudiziaria e la creazione di un Comitato etico nazionale, con nomina governativa, che centralizza le decisioni, escludendo i Comitati etici territoriali e il Servizio sanitario nazionale. Un’altra misura contestata è l’obbligatorietà del percorso di cure palliative come condizione per accedere al suicidio assistito, nonostante le cure palliative siano già un diritto sancito da quindici anni.
Mobilitazione nazionale per il ritiro del ddl
L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato una mobilitazione su tutto il territorio nazionale, con oltre 100 piazze coinvolte tra tavoli informativi, incontri pubblici e momenti di confronto con i cittadini. L’obiettivo è chiedere al governo, guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di ritirare la legge che da mesi tiene paralizzato il Parlamento, in particolare il Senato, la cui discussione viene continuamente rinviata da luglio 2025. Cappato ha inoltre sottolineato come la discussione parlamentare sia bloccata da vincoli di partito, impedendo un confronto libero e trasparente sul tema.
La sentenza della Corte costituzionale, che nel 2021 ha depenalizzato il suicidio assistito, ha visto finora un’applicazione limitata: il primo caso è stato registrato solo nel 2022, con Federico Carboni, seguito da pochi casi nel 2023 e 2026. L’Associazione Luca Coscioni propone una legge di iniziativa popolare, denominata “Eutanasia legale”, che amplierebbe i diritti esistenti, consentendo l’aiuto alla morte volontaria anche a pazienti non dipendenti da macchinari.
Sul piano regionale, alcune realtà come la Toscana hanno già approvato normative autonome, ma la situazione resta frammentata, creando disparità nell’accesso ai diritti sul territorio nazionale. Cappato auspica che altre regioni seguano l’esempio per garantire uniformità e certezza ai malati e ai medici.
Il dibattito sul fine vita in Italia resta aperto e complesso, con la proposta di legge del governo al centro delle tensioni tra istanze civili, politiche e religiose.





