Roma, 28 gennaio 2026 – È alta la tensione nel mondo scolastico e politico dopo la diffusione dell’iniziativa promossa da Azione Studentesca, movimento studentesco di destra, che ha lanciato una campagna nelle scuole italiane per raccogliere segnalazioni su professori “di sinistra” accusati di fare propaganda durante le lezioni. L’episodio ha suscitato dure reazioni da parte di esponenti politici e associazioni, con il Ministero dell’Istruzione e del Merito che ha avviato accertamenti.
La campagna di Azione Studentesca
Negli ultimi giorni, nelle scuole di diverse città italiane, da Cuneo a Palermo, sono comparsi volantini e striscioni firmati da Azione Studentesca con la scritta “La nostra scuola è nostra”. Su tali materiali, gli studenti sono invitati a rispondere a un questionario tramite un QR code, contenente una domanda esplicita: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti“.
La sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti, ha dichiarato che si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti e che al momento non risultano liste di “schedatura” o “proscrizione” grazie all’anonimato garantito dal questionario. Tuttavia, ha ribadito la necessità che la scuola rimanga un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso.
Nonostante ciò, la campagna ha destato preoccupazione in diversi ambienti. L’iniziativa è stata definita “inappropriata e irrispettosa del diritto di opinione e della libertà di pensiero” da Maria Pia Bucchioni, responsabile Scuola per il partito Azione. Bucchioni ha inoltre sottolineato come la domanda, essendo rivolta solo ai professori di sinistra, risulti ambigua e squallida, da “spioni casarecci”, e avrebbe dovuto includere anche professori di destra per garantire una forma di obiettività.
Attacchi politici e appelli all’intervento delle istituzioni
La campagna ha provocato un acceso dibattito politico. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito l’iniziativa “liste di proscrizione” incompatibili con la democrazia liberale, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di intervenire per farla ritirare, soprattutto in considerazione del legame del movimento studentesco con ambienti vicini a Fratelli d’Italia.
L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ha lanciato un durissimo attacco, parlando di un “attacco frontale alla libertà d’insegnamento, all’autonomia didattica e al pluralismo delle idee”. Il presidente dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, ha chiesto un’esplicita e inequivocabile condanna da parte della premier Meloni e del ministro dell’Istruzione. L’ANPI ha definito questa operazione un manifesto tentativo di intimidazione e un pericoloso clima di delazione fra gli studenti.
Anche la senatrice Simona Malpezzi (PD) ha espresso preoccupazione per il silenzio del ministro Giuseppe Valditara, sottolineando il suo ruolo di garante dell’autonomia scolastica e della tutela dei docenti da ogni forma di pressione. La segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi, ha scritto direttamente al ministro denunciando il caso.
Dal mondo dei docenti sono emerse testimonianze di preoccupazione e condanna dell’iniziativa. Un insegnante di Lettere e Storia ha pubblicato un video sui social in cui dichiara “sono di sinistra, schedatemi”, evidenziando come questa campagna non sia un’indagine imparziale, ma un attacco che mette a rischio l’autonomia e la libertà di insegnamento. Secondo molti, a far paura sarebbe più l’antifascismo insegnato che il fascismo mai davvero disimparato.






