Roma, 18 febbraio 2026 – Una ferma condanna è stata espressa in Aula dalla presidente dei deputati di Italia Viva, Maria Elena Boschi, riguardo all’assassinio di Quentin Deranque, il giovane militante di estrema destra ucciso a Lione. Nel corso della commemorazione, Boschi ha sottolineato la gravità delle violenze emerse dai recenti eventi, ribadendo la necessità di un impegno politico netto per contrastare ogni forma di estremismo e violenza.
La presa di posizione di Maria Elena Boschi
Durante la seduta parlamentare, Maria Elena Boschi ha dichiarato con forza: “Da parte nostra non c’è alcun se, alcun ma, alcun però, c’è una condanna ferma e decisa dell’assassino di Quentin Deranque e delle violenze inaudite che abbiamo visto nei giorni scorsi”. La presidente di Italia Viva ha poi evidenziato che queste violenze, nate da una protesta e dalla manifestazione di idee, sono state trasformate in odio e morte, un fenomeno che deve essere contrastato con decisione da tutta la politica, senza distinzione di schieramento.
Boschi ha ribadito come il diritto di protestare sia sacrosanto solo se esercitato pacificamente, sia in Francia che in qualsiasi altro Paese. Nel suo intervento ha messo in luce il crescente clima di violenza che non può essere fermato da semplici decreti legge, ma richiede una responsabilità collettiva e una condanna unanime. La politica, ha sottolineato, “nasce come antidoto alla violenza, è la sua negazione” e nessuno può giustificare o tollerare gesti violenti, minacce o uccisioni in nome di qualsivoglia ideologia.
Tensioni politiche sulla morte di Quentin Deranque
La commemorazione in Parlamento è stata segnata da un acceso botta e risposta tra maggioranza e opposizione. Paolo Formentini della Lega ha denunciato la crescita della violenza verbale in Aula e ha invitato le opposizioni a non frequentare più centri sociali come Askatasuna, mentre Martina Semenzato di Noi Moderati ha sottolineato la necessità di contrastare la violenza senza ambiguità. Dalla parte opposta, Nicola Fratoianni di Avs ha condannato senza riserve l’aggressione che ha portato all’assassinio di Quentin Deranque, prendendo le distanze da chi tenta di usare la vicenda per fini politici.
Gli sviluppi giudiziari a Lione
Sul fronte giudiziario, a Parigi, sono saliti a undici i fermi nell’ambito dell’inchiesta per la morte del giovane, come comunicato dal procuratore di Lione Thierry Dran. Tra gli arrestati figurano due collaboratori di un deputato di Mélenchon, incluso Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato Raphaël Arnault, già noto per precedenti aggressioni. I fermi riguardano accuse di omicidio doloso e complicità nel tentativo di sottrarsi alla giustizia. Questi sviluppi accendono ulteriormente il dibattito politico e sociale in Francia, già profondamente polarizzata.
La vicenda dell’uccisione di Quentin Deranque, studente di 23 anni e militante nazionalista, ha infatti suscitato indignazione e tensioni non solo a Lione ma in tutto il Paese, mettendo in luce le divisioni profonde e la pericolosa escalation di violenza nella scena politica francese.
Per approfondire: Omicidio Deranque a Lione, cinque fermi: tra loro assistente parlamentare di Lfi






