Roma, 17 febbraio 2026 – L’Aula della Camera ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani riguardanti la partecipazione dell’Italia come osservatore al Board of Peace per Gaza, il controverso organismo internazionale voluto dal presidente statunitense Donald Trump e nato con l’obiettivo dichiarato di promuovere la pace in aree di conflitto. Il voto ha registrato 183 favorevoli e 122 contrari, mentre una proposta unitaria di opposizione è stata respinta con 123 voti favorevoli, 176 contrari e 3 astenuti.
Il ruolo dell’Italia nel Board of Peace per Gaza e le critiche delle opposizioni
La risoluzione impegna il governo a partecipare alla riunione del Board of Peace in qualità di osservatore, una posizione che ha suscitato accese polemiche in Parlamento. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha criticato duramente la scelta, definendo l’Italia “subordinata di Trump”, poiché lo statuto del Board non prevede osservatori con diritto di voto, ma solo membri decisori. Schlein ha sottolineato come l’Italia potrà soltanto “ascoltare ma non parlare, pagare ma non decidere”, azzardando che il Paese rischia di limitarsi a un ruolo di facciata, con possibili vantaggi economici legati a commesse per la ricostruzione.
Anche Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva alla Camera, ha espresso dubbi sulla reale utilità della partecipazione italiana, definendo gli osservatori più come “guardoni” e denunciando una perdita di dignità nazionale. Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi Sinistra ha invece definito la natura stessa del Board come “inaccettabile”, sottolineando che si tratta di un “comitato d’affari” e un “accolita di speculatori”, lontano dalle reali esigenze di pace e giustizia per Gaza e i territori palestinesi.
La natura e le criticità del Board di Trump
Il Board of Peace è stato istituito con una Carta firmata durante il World Economic Forum di Davos nel gennaio 2025, ma ha suscitato forti perplessità a livello internazionale. Non si tratta di un organismo multilaterale tradizionale, ma di un consesso con caratteristiche uniche: la presidenza è affidata a vita a Donald Trump, che detiene anche il potere di sciogliere il Board ogni due anni, e l’adesione prevede quote di ingresso fino a un miliardo di dollari per ottenere seggi permanenti.
La Carta, infatti, non cita più Gaza, territorio per cui era stato originariamente pensato il Board, ma estende il mandato a “aree affette o minacciate da conflitto” senza limiti geografici, trasformando l’organismo in uno strumento di ingerenza globale legato a interessi privati e politiche di potere. Molti Paesi europei, tra cui Francia, Italia e Regno Unito, hanno declinato l’invito a partecipare, mentre membri Ue presenti sono solo Bulgaria e Ungheria.
Le critiche si concentrano inoltre sulla governance fortemente sbilanciata a favore degli Stati Uniti e sulla mancanza di meccanismi democratici: il successore del presidente non viene eletto ma designato dallo stesso Trump, con conseguente esclusione degli Stati membri da un ruolo decisionale effettivo.
Le divisioni in Parlamento riflettono dunque un dibattito più ampio sulla legittimità e l’efficacia di questa iniziativa, in un contesto internazionale già segnato da tensioni e conflitti che coinvolgono la Striscia di Gaza e il Medio Oriente.






