Roma, 12 marzo 2026 – L’Associazione Luca Coscioni ha annunciato una mobilitazione nazionale che si svolgerà dal 6 al 19 aprile nelle piazze italiane, con l’obiettivo di chiedere al governo il ritiro del ddl in discussione in Senato sul fine vita. Secondo l’associazione, il testo normativo “cancellerebbe i diritti assicurati dalla Corte costituzionale” in materia di suicidio assistito e eutanasia.
Critiche al ddl sul fine vita: le ragioni dell’Associazione Coscioni
La segretaria nazionale Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato hanno espresso un giudizio molto critico sul disegno di legge, sottolineando come la recente decisione della Gip di Milano rappresenti “un precedente fondamentale che il Parlamento deve tenere in considerazione”. L’associazione denuncia che la legge, qualora approvata, limiterebbe il diritto all’aiuto alla morte volontaria solo alle persone “tenute in vita da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”, cioè connesse a macchinari.
Questo vincolo escluderebbe molte persone malate, come i pazienti terminali oncologici e coloro affetti da malattie neurodegenerative, che non sono necessariamente attaccati a macchine ma dipendono comunque da trattamenti sostitutivi. In particolare, verrebbero escluse le condizioni di persone come Elena e Romano, accompagnate da Cappato per il suicidio assistito in Svizzera.
Marco Cappato ha definito il testo di legge “una cancellazione dei diritti già conquistati a colpi di disobbedienze civili”. Il ddl, infatti, introduce restrizioni che cambiano i parametri stabiliti dalla Corte costituzionale del 2019, limitando l’accesso al suicidio medicalmente assistito e imponendo il coinvolgimento preventivo dell’autorità giudiziaria. Inoltre, prevede la costituzione di un Comitato etico nazionale di nomina governativa, che centralizzerebbe le decisioni escludendo i comitati etici territoriali e il Servizio sanitario nazionale.
Le questioni irrisolte: discriminazioni e tempi incerti
Un punto critico del ddl riguarda l’obbligatorietà delle cure palliative come condizione per accedere al suicidio assistito. Le cure palliative, già un diritto riconosciuto da quindici anni, non dovrebbero diventare un trattamento sanitario obbligatorio.
La legge in discussione presenta inoltre gravi discriminazioni: esclude chi ha perso autonomia fisica ma è ancora capace di intendere e volere, così come chi non è connesso a macchinari di sostegno vitale. Per queste persone, il ddl consente di fare richiesta solo in uno stadio avanzato della malattia, spesso con tempi burocratici incompatibili con le condizioni cliniche.
Infine, il procedimento previsto per ottenere il suicidio assistito coinvolge almeno dieci passaggi, senza alcuna garanzia sui tempi di risposta, e include la possibilità di obiezione di coscienza da parte del personale sanitario, complicando ulteriormente l’accesso al diritto.
L’Associazione Luca Coscioni continua a promuovere la propria proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Eutanasia legale”, che punta a rafforzare e ampliare i diritti esistenti, consentendo l’aiuto alla morte volontaria anche per mano di un medico e per pazienti non necessariamente dipendenti da trattamenti sanitari di sostegno.
Filomena Gallo, segretaria dell’associazione, ricorda inoltre l’importanza di iniziative di informazione come il “Numero Bianco” (06 9931 3409), un servizio che supporta i cittadini nel conoscere i propri diritti riguardo a cure palliative, disposizioni anticipate di trattamento (DAT) e pianificazione condivisa delle cure.
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