Nel vortice di commenti, clip condivise e giudizi netti che seguono sempre i reality di coppia, “L’amore è cieco Italia” ha trovato un protagonista capace di polarizzare come pochi. Giovanni Calvario, etichettato da una parte del pubblico come il “seduttore cattivo” del programma, ha scelto di spiegarsi senza trasformare tutto in una contro-intervista. In un faccia a faccia con Newzgen, Calvario ha messo al centro un concetto che torna più volte nel suo racconto: il matrimonio non è un finale televisivo, ma un atto che richiede responsabilità.
Un esperimento che finisce con un sì (o con un no) vero
Calvario insiste su un punto: l’esperimento può avere il ritmo di uno show, ma il traguardo non è una metafora. “Bisogna ricordare che non è solo uno show, ma un esperimento che termina con un matrimonio civile, un atto serio”, dice, chiarendo perché non ha accettato l’idea di un “sì” pronunciato per inerzia o pressione narrativa. “Per me il matrimonio ha un valore immenso… Non potevo dire ‘sì’ solo per gioco; volevo essere convinto”.
È una posizione che, letta a posteriori, diventa anche una risposta alla critica più diffusa: aver alimentato aspettative fino all’ultimo. La sua tesi è l’opposto: arrivare in fondo e dire “no”, se lo senti, è più coerente che trascinare la storia per “fare bella figura”.
“Sono stato coerente”: la replica di Giovanni Calvario alle accuse su Giorgia
Quando gli viene contestato di aver giocato con i sentimenti di Giorgia, Calvario non nega il conflitto, ma difende il percorso. Ricorda la regola implicita del format: nelle “capsule” si conoscono più persone e si sceglie in un secondo momento. “Nelle capsule tutti abbiamo corteggiato più persone; è l’essenza stessa del programma”, afferma. E aggiunge un elemento che prova a riequilibrare l’immagine pubblica di lui “freddo e calcolatore”: “Con Giorgia c’era stima, lei è una donna potente e intelligente, ma fuori dalle capsule la realtà ha preso il sopravvento”.
La parola chiave, qui, è “realtà”: quando la dimensione protetta dell’esperimento si rompe, entrano in scena abitudini, distanze, aspettative e – soprattutto – la compatibilità quotidiana.
Divano, chimica e rispetto: la questione dell’intimità
Uno dei passaggi più commentati è stato quello della fisicità, anche per la scelta di dormire sul divano. Calvario rifiuta la lettura “punitiva” o spettacolare del gesto e la lega a due concetti: chimica e rispetto. “La sessualità è cruciale, ma deve esserci chimica… non volevo trasformare la nostra intimità in qualcosa di frivolo davanti alle telecamere”, spiega. E poi amplia: “Se i nostri mondi non collimavano sui valori, che senso avrebbe avuto seguire solo una pulsione sessuale?”.
In filigrana c’è un’idea precisa: l’intimità, in un contesto così esposto, può diventare una scorciatoia per convincersi che funzioni, anche quando i pezzi – fuori dal desiderio – non combaciano.
Il “Castello”, la distanza e l’episodio Federica: quando la tv diventa arena
Sul futuro, Calvario racconta lo scarto tra sogni e progettualità. “Il tema non era il lavoro in sé, ma la scelta di vita”, dice, citando le differenze su pragmatismo e gestione concreta di un progetto comune, oltre alla distanza tra Roma e Milano. “Io ero pronto a trasferirmi, ma solo se avessimo costruito qualcosa di solido insieme”.
E poi c’è l’episodio che ha infiammato la reunion: l’arrivo con Federica. Qui Calvario ammette l’intenzione: “Volevo una reazione”. Descrive giorni di silenzio e chiamate senza risposta, e presenta quel gesto come una mossa per “smuovere le acque”, non come una rivincita romantica. Una spiegazione che divide: per alcuni è onestà, per altri una provocazione di troppo. Ma è proprio questo il punto: nei reality, ogni scelta è anche un simbolo.
Chiude con una nota sulla pressione social: “Non decido io il montaggio… la ‘shitstorm’ non mi tocca perché so di essere stato vero”. Una frase che, nel bene e nel male, fotografa l’ultimo paradosso: fuori dallo schermo si discute dell’uomo, dentro lo schermo si vedono frammenti. In mezzo, resta la stessa domanda che il programma usa come miccia: quanto pesa davvero il cuore, quando arriva il momento di scegliere?






