Santa Teresa di Riva si è svegliata “come dopo un bombardamento”. È l’immagine scelta dal sindaco Danilo Lo Giudice, intervenuto ai microfoni di Newzgen, per descrivere l’impatto del ciclone Harry sulla costa ionica in provincia di Messina: tre giorni di mareggiate continue, infrastrutture piegate e una comunità che prova a rimettere in fila i pezzi.
Il punto più critico è il lungomare, asse viario e simbolico della cittadina: secondo il primo cittadino è crollato per larga parte, con tratti completamente distrutti o compromessi. Il risultato, racconta, è un effetto domino sui collegamenti: transiti interrotti per mezzi pesanti e autobus, disagi a catena e ripercussioni anche sulla mobilità ferroviaria, oltre alle inevitabili ricadute su turismo e attività economiche.
“Non bastano i fondi: servono deroghe e tempi certi”
Nel racconto del sindaco, l’emergenza è solo il primo capitolo. Il vero incubo, dice, è la ricostruzione: risorse sì, ma soprattutto procedure più snelle. Lo Giudice insiste sulle “pastoie burocratiche” che rischiano di trasformare la ripartenza in una maratona di anni, tra pareri, autorizzazioni e passaggi amministrativi.
Da qui la richiesta di un intervento straordinario, con deroghe alle regole ordinarie e un modello operativo più vicino ai territori. La proposta più netta è quella di diventare “soggetto attuatore” degli interventi: “Voglio metterci la faccia”, è il concetto ribadito, per evitare commissariamenti lontani e una gestione percepita come distante dalle urgenze quotidiane (dalla viabilità ai sottoservizi).
La protesta sulla “doppia velocità” e l’appello a Meloni dopo il Ciclone Harry
Nel mirino finisce anche la percezione di una disparità di attenzione tra emergenze al Nord e al Sud. Lo Giudice chiede che la tragedia venga trattata con lo stesso peso mediatico e istituzionale riservato ad altre alluvioni e disastri recenti, e invoca una visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui luoghi più colpiti, non solo per un gesto simbolico ma come segnale politico di presa in carico.
Il messaggio, in sintesi, è questo: non “passerelle”, ma risposte verificabili—con cronoprogrammi, strumenti rapidi e un canale nazionale di solidarietà che, a suo dire, finora è mancato.
Social, crowdfunding e la lettera a Carlo Conti
Se i “media tradizionali” non bastano, la spinta arriva dal digitale: il sindaco rivendica numeri importanti per i video-appelli condivisi online e racconta di aver scritto anche a Carlo Conti, agganciando idealmente la cassa di risonanza più popolare del Paese—Sanremo—alla richiesta di attenzione nazionale.
Intanto sul piano pratico il Comune ha annunciato l’attivazione di un crowdfunding (pensato non per le casse comunali, ma per sostenere imprese e attività che rischiano di non riaprire) e un servizio di supporto psicologico per i cittadini colpiti dal trauma, tra case danneggiate, paure e senso di precarietà.






