Milano, 13 febbraio 2026 – Le Olimpiadi invernali raccontano imprese, cadute e riscatti. Ma dietro ogni traguardo c’è un investimento silenzioso fatto di tecnologia, ricerca e materiali sofisticati. Nel mondo degli sport sul ghiaccio e sulla neve, l’attrezzatura non è un semplice accessorio: è parte integrante della prestazione. Dai pattini dello short track alle stone del curling, dagli sci alle tavole da snowboard il costo dell’eccellenza si misura anche in migliaia di euro.
Olimpiadi, pattini da short track: tecnologia su misura
Nello short track ogni millesimo conta. I pattini utilizzati dagli atleti non sono prodotti standard, ma strumenti realizzati su misura, modellati sul piede dell’atleta e progettati per garantire massima rigidità e precisione in curva. Lo scarpone, spesso in fibra di carbonio, deve offrire sostegno senza sacrificare sensibilità e controllo.
Il costo di un paio di scarponi personalizzati può superare facilmente i mille euro, a cui si aggiunge quello delle lame. Ed è proprio sulle lame che si gioca una parte decisiva della performance. Sottilissime, con una curvatura studiata, per intenderci a forma di banana, per affrontare pieghe estreme a velocità elevatissime, vengono prodotte con acciai di altissima qualità e lavorazioni di precisione. Una coppia può costare diverse centinaia di euro, ma i top di gamma superano anche il migliaio. Gli atleti di alto livello dispongono di più set durante la stagione, calibrati in base alle condizioni del ghiaccio e al tipo di gara.
La manutenzione è continua: affilature, regolazioni millimetriche, controlli costanti. Anche questo incide sui costi complessivi, che nel corso di un quadriennio olimpico possono diventare significativi.

Curling, il peso dell’equilibrio: quanto valgono le stone
Se lo short track punta sulla leggerezza e sull’aerodinamica, il curling si affida alla precisione del granito. Le stone, le celebri “pietre” che scorrono sul ghiaccio, non sono tutte uguali. Vengono realizzate con un particolare tipo di granito estremamente resistente e compatto, capace di garantire scorrevolezza e durata nel tempo.
Ogni stone pesa circa 20 chili e il suo costo può aggirarsi attorno a diverse migliaia di euro. Un set completo per le competizioni internazionali rappresenta un investimento importante per federazioni e organizzatori. La lavorazione è complessa: la superficie di contatto con il ghiaccio deve essere perfettamente calibrata, perché anche una minima imperfezione può alterare traiettoria e velocità.
Accanto alle stone, anche le scarpe da curling hanno un ruolo chiave. Una suola è progettata per scivolare, l’altra per garantire aderenza. I modelli professionali, anch’essi personalizzati, possono raggiungere cifre elevate, soprattutto quando integrano materiali tecnici e sistemi intercambiabili.

Sci e snowboard: tra attrezzatura, skipass e impianti
Anche sci alpino e snowboard raccontano quanto possa essere elevato il costo di uno sport apparentemente “popolare”. L’attrezzatura di alto livello – sci o tavola, attacchi, scarponi – può facilmente superare diverse migliaia di euro, soprattutto quando si tratta di materiali utilizzati in ambito agonistico, realizzati con anime in legno selezionato, fibre composite e strutture studiate per garantire stabilità alle alte velocità. A questo si aggiungono caschi, protezioni e abbigliamento tecnico, anch’essi frutto di ricerca e innovazione.
Ma la spesa più evidente per chi pratica sci e snowboard resta quella legata all’accesso alle piste. Gli skipass giornalieri nelle principali località possono raggiungere cifre importanti, soprattutto in alta stagione, mentre gli abbonamenti stagionali rappresentano un investimento significativo per famiglie e giovani atleti. Dietro il prezzo del biglietto c’è il costo di gestione degli impianti di risalita: funivie, cabinovie e seggiovie richiedono manutenzione costante, personale specializzato, consumi energetici elevati e interventi strutturali periodici per garantire sicurezza e continuità del servizio. Un sistema complesso che incide in modo determinante sull’economia degli sport invernali e sul loro accesso al grande pubblico.
Olimpiadi e il nodo italiano: agonismo e Forze armate
Accanto ai costi dell’attrezzatura e delle strutture, in Italia si apre poi un tema spesso oggetto di discussione: per praticare uno sport invernale, per anelare di arrivare alle Olimpiadi, ad alto livello è quasi inevitabile entrare a far parte di un gruppo sportivo militare o di una forza armata. È lì che molti atleti trovano uno stipendio, coperture assicurative, supporto tecnico e la possibilità concreta di allenarsi senza il peso esclusivo delle spese personali.
Un modello che negli anni ha garantito stabilità e risultati, ma che solleva anche interrogativi: l’accesso all’agonismo di vertice finisce per dipendere dall’arruolamento in un corpo dello Stato, trasformando una scelta sportiva in una necessità professionale. In assenza di un sistema alternativo altrettanto solido e strutturato, il percorso verso le Olimpiadi passa spesso, obbligatoriamente, da una divisa.
L’equilibrio tra innovazione e accessibilità
Il tema dei costi dei materiali apre una riflessione più ampia sull’accessibilità degli sport invernali. Le discipline del ghiaccio richiedono strutture dedicate, allenamenti specifici e attrezzature costose. Per un atleta di vertice, l’investimento è sostenuto in gran parte da federazioni e sponsor, ma a livello giovanile le spese possono rappresentare un ostacolo.
Allo stesso tempo, l’innovazione tecnologica è parte integrante dell’evoluzione sportiva. La ricerca sui materiali, l’aerodinamica, la precisione delle lavorazioni hanno contribuito a migliorare sicurezza e prestazioni, riducendo margini di errore e aumentando lo spettacolo.
Così, mentre il pubblico vede solo il lampo di una lama sul ghiaccio o la lenta traiettoria di una stone verso il centro del bersaglio, dietro c’è un mondo fatto di investimenti, progettazione e dettagli invisibili. Alle Olimpiadi, anche il costo dell’attrezzatura diventa parte della corsa verso l’oro.






