Vladyslav Heraskevych non potrà gareggiare a Milano-Cortina in quelle che sarebbero dovute essere le sue terze Olimpiadi. L’atleta ucraino di skeleton è stato squalificato dal Comitato Olimpico Internazionale dopo aver annunciato l’intenzione di indossare in gara un casco raffigurante gli atleti e le atlete uccisi durante l’invasione russa. Una scelta che il Cio ha ritenuto in violazione dell’articolo 50 della Carta Olimpica, che vieta manifestazioni di natura politica durante le competizioni. “Non ha voluto prendere in considerazione alcun compromesso”, hanno fatto sapere da Losanna, chiudendo ogni spiraglio.
Il casco della memoria di Heraskevych a Milano-Cortina
Heraskevych aveva spiegato di voler commemorare colleghi e concittadini caduti nel conflitto. “Non li conoscevo tutti, ma molti sì…”, aveva raccontato nei giorni scorsi. Sul casco aveva fatto applicare le immagini di giovani sportivi come Alina Perehudova, promessa del sollevamento pesi di 14 anni uccisa a Mariupol; Pavlo Ischenzo, pugile di 33 anni caduto al fronte; Oleksiy Loginov, portiere di hockey morto in combattimento; e ancora Ivan Kononenko, Mykyta Kozubenko, Oleksiy Habarov, Daria Kurdel, Yevhen Malyshev e Dmytro Sharpar, pattinatore artistico e suo compagno di squadra.
Secondo quanto ricostruito, l’atleta avrebbe impiegato mesi per trovare il modo di ricordarli, un giorno per applicare le loro foto sul casco e pochi minuti per vedersi imporre la rimozione. Per il Cio, l’unica concessione possibile era una piccola fascia nera al braccio. “Faremo un’eccezione, non impediremo che ci si esprima su questi eventi nelle conferenze stampa”, ha dichiarato il portavoce Mark Adams, parlando di “compassione e comprensione” verso la delegazione ucraina.
Le reazioni e il precedente di Pechino
La decisione ha provocato dure reazioni a Kiev. Il presidente Volodymyr Zelensky ha difeso il portabandiera ucraino, affermando che “ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta” e sottolineando che questa verità “non può essere etichettata come manifestazione politica in un evento sportivo”. Anche il parlamento ucraino ha approvato una risoluzione di sostegno con 268 voti favorevoli.
Non è la prima volta che Heraskevych utilizza il palcoscenico olimpico per lanciare un messaggio: già a Pechino 2022 aveva esposto un cartello con la scritta “No War!”. Convinto che il suo omaggio non violasse le regole e consapevole della visibilità garantita da una disciplina in cui il casco è costantemente inquadrato, l’atleta ha scelto di non arretrare. Una decisione che gli è costata l’esclusione dai Giochi, ma che per lui rappresenta una questione di principio.
Heraskevych non si arrende: ricorrerò al Tas
L’atleta ucraino, però, ha deciso di non fermarsi: “Credo che dobbiamo continuare a lottare per i nostri diritti. Ho detto fin dal primo giorno che non sono d’accordo con ciò che il Cio ci dice, quindi probabilmente presenteremo un ricorso al Tas e difenderemo i nostri diritti”, ha dichiarato. “Altri atleti si stavano già esprimendo, e non hanno dovuto affrontare le stesse cose. Quindi, all’improvviso, solo un atleta ucraino in queste Olimpiadi verrà squalificato per questo casco, che non viola alcuna regola”.
Vladyslav Heraskevych ha parlato di una “sensazione di vuoto” dopo la decisione del Cio che lo ha escluso dai Giochi. L’atleta ucraino ha invitato le televisioni a riprendere il suo ultimo allenamento, chiedendo che quelle immagini servano almeno a rendere omaggio agli sportivi raffigurati sul casco al centro della controversia.
“Credo di non aver violato alcuna regola”, ha ribadito con fermezza, denunciando quelle che definisce “grandi incongruenze” nelle decisioni, nelle motivazioni e nelle conferenze stampa del Comitato Olimpico Internazionale. “Il problema più grande è proprio l’incoerenza”.
Heraskevych ha espresso fiducia nell’Isbf, la Federazione internazionale di bob e skeleton, sostenendo che anche il Cio sia consapevole del fatto che il suo gesto non costituisse una violazione del regolamento. “Di certo non avrò il mio momento a queste Olimpiadi, nonostante gli ottimi risultati ottenuti in allenamento. Credo davvero che avrei potuto essere tra i medagliati oggi e domani, ma non potrò gareggiare”, ha concluso, lasciando trasparire amarezza e rimpianto.






