Milano, 24 febbraio 2026 – A pochi giorni dal debutto nella 76esima edizione del Festival di Sanremo, nella serata cover che lo vedrà condividere il palco con Ditonellapiaga, TonyPitony è già riuscito in un’impresa non da poco: trasformare una semplice maschera in un oggetto di culto. Ancora prima che si accendano i riflettori dell’Ariston, il suo volto “alternativo” è ovunque. Meme, video reaction, reel su TikTok e Instagram: la maschera di TonyPitony è diventata un simbolo pop che ha travalicato i confini della fanbase.
TonyPitony, dalla rete al palco dell’Festival di Sanremo
La sua apparizione non è stata casuale né improvvisata. Nata inizialmente come elemento scenico per una performance live dal sapore volutamente surreale, la maschera si è evoluta fino a diventare un vero e proprio marchio identitario.
Lineamenti marcati, un’espressione sospesa tra l’ironico e l’inquietante, colori netti e riconoscibili: l’estetica è studiata per imprimersi nella memoria collettiva. In un panorama musicale sempre più affollato, TonyPitony ha scelto di farsi riconoscere prima ancora che per la voce, per un’immagine potente e divisiva.

La nascita della maschera e il suo sviluppo virale
Secondo quanto raccontato dallo stesso artista in alcune dirette social, l’idea sarebbe nata quasi per gioco, come provocazione nei confronti dell’ossessione contemporanea per l’immagine perfetta. La maschera, che ripropone burlescamenten il ciuffo e gli occhiali da sole del divo del rock, Elvis Presley, diventa così uno strumento di rottura: coprire il volto per mostrarsi di più, nascondere l’identità per amplificarla. Un paradosso che il pubblico ha colto immediatamente.
Il passaggio da oggetto di scena a fenomeno virale è stato rapidissimo. Nel giro di poche settimane, la maschera è comparsa in challenge, parodie e contenuti generati dagli utenti. Alcuni creator hanno iniziato a riprodurla artigianalmente, altri a personalizzarla con varianti cromatiche. L’algoritmo ha fatto il resto, trasformandola in trend. La consacrazione definitiva è arrivata con l’annuncio della partecipazione alla serata cover del Festival: a quel punto la curiosità è esplosa e la richiesta è diventata spasmodica.

Introvabile su Amazon: dove acquistare la maschera
Il boom di interesse ha avuto un effetto collaterale immediato: la maschera è diventata introvabile su Amazon. Le poche inserzioni comparse nei giorni successivi alla viralità sono andate esaurite nel giro di ore, mentre altre sono state rimosse perché non ufficiali o non conformi al design originale.
Chi oggi vuole acquistarla deve orientarsi altrove. Alcuni store indipendenti specializzati in oggetti di scena e cosplay stanno proponendo repliche artigianali, ma il consiglio è di verificare sempre l’autenticità del prodotto per evitare imitazioni di scarsa qualità. Non mancano poi piattaforme come Etsy, dove creator italiani hanno iniziato a proporre reinterpretazioni personalizzate, spesso realizzate a mano.
Il prezzo, inevitabilmente, è salito con la domanda. Se all’inizio si parlava di cifre contenute, oggi per un pezzo ufficiale si può superare tranquillamente la soglia delle decine e, in alcuni casi, delle centinaia di euro nel mercato secondario. Questa maschera da Elvis Presley ha ormai conquistato tutti, una maschera che, in realtà, non si trova quasi da nessuna parte… tranne che su Ebay (a circa 20 euro) e su Vinted, anche se a cifre che sfiorano i 100 euro, se non di più. In questo caso arriverebbe però dagli Stati Uniti e, per averla al più presto, bisognerebbe pagare un po’ di più le spese di spedizione.
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Perché TonyPitony ha scelto di indossarla a Sanremo
La scelta di portare la maschera anche sul palco dell’Ariston accanto a Ditonellapiaga non è soltanto estetica. È una dichiarazione d’intenti. In un contesto come il Festival di Sanremo, storicamente legato alla tradizione ma sempre più aperto alla contaminazione, TonyPitony sembra voler ribadire il proprio rifiuto delle etichette. La maschera diventa manifesto: l’identità è fluida, l’immagine è costruzione, il personaggio è parte integrante dell’opera.
C’è anche un elemento strategico evidente. In un evento seguito da milioni di spettatori, distinguersi è fondamentale. La maschera crea attesa, curiosità, discussione. È un gancio narrativo potentissimo che accompagna la performance musicale e la amplifica.
Resta ora da vedere quale sarà l’effetto sul pubblico generalista del Festival. Se il web l’ha già incoronata come oggetto cult, l’Ariston potrebbe consacrarla definitivamente, trasformando TonyPitony e la sua maschera in una delle immagini simbolo di questa 76esima edizione. Una cosa è certa: comunque vada, il volto coperto di TonyPitony è già entrato nell’immaginario collettivo, dimostrando che, a volte, per farsi vedere davvero, bisogna scegliere di nascondersi.



