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Home Lifestyle

Ricchezza record in mano a 3mila miliardari: 18.300 miliardi, mentre il mondo resta fragile

Il report diffuso in occasione del Forum economico di Davos descrive una crescita senza precedenti delle fortune globali ai vertici. Sullo sfondo, povertà e insicurezza alimentare restano diffuse e la disuguaglianza viene indicata come fattore di rischio anche per la tenuta delle democrazie.

by Vittorio De Bellaro
19 Gennaio 2026
miliardari nel mondo

Shutterstock

Secondo l’ultimo report di Oxfam pubblicato durante l’apertura del World Economic Forum di Davos, poco più di 3.000 miliardari concentrano una ricchezza complessiva di 18.300 miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato. Nel solo 2025 l’aumento è stato di 2.500 miliardi, una cifra paragonabile alla ricchezza totale detenuta dalla metà più povera del pianeta. Oxfam avverte che questa concentrazione non è solo un tema economico: può trasformarsi in potere politico e aumentare il rischio di arretramento democratico nei Paesi con maggiore disuguaglianza.

  • Ricchezza record: 18.300 miliardi di dollari concentrati in poco più di 3.000 persone.

  • Impennata nel 2025: +2.500 miliardi in un anno, con crescita reale intorno al 16%.

  • Povertà e fame: i progressi contro la povertà rallentano, mentre l’insicurezza alimentare colpisce una fetta enorme del pianeta.

  • Ricchezza = influenza: secondo Oxfam, il potere economico tende a diventare anche potere mediatico e politico.

  • Rischio democrazia: nei contesti più diseguali, la tenuta democratica diventa più fragile.

Il record da 18.300 miliardi: cosa raccontano i numeri

Il dato è semplice da enunciare e difficile da metabolizzare: 18.300 miliardi di dollari nelle mani di poco più di 3.000 miliardari. È una soglia simbolica, perché segna un livello di concentrazione mai visto e, soprattutto, perché arriva in un’epoca in cui larga parte del mondo continua a vivere in condizioni di vulnerabilità economica.

Nel report, Oxfam evidenzia due accelerazioni. La prima è annuale: nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta di circa 2.500 miliardi. La seconda è storica: rispetto al 2020 l’aumento complessivo è enorme, come se il “piano alto” della ricchezza globale avesse premuto sull’acceleratore mentre il resto del mondo restava inchiodato alle difficoltà strutturali: inflazione, precarietà, accesso ai servizi essenziali, costo della vita.

E poi c’è il confronto che sintetizza l’intero squilibrio: l’aumento annuale delle fortune dei super-ricchi viene descritto come quasi equivalente alla ricchezza complessiva detenuta dalla metà più povera dell’umanità, oltre 4,1 miliardi di persone. È qui che la disuguaglianza smette di essere un concetto astratto: diventa una fotografia.

Povertà, fame, fragilità: perché il “rovescio della medaglia” pesa ancora

Il report insiste su un punto: se la cima cresce, la base non migliora abbastanza. Oxfam sottolinea che la riduzione della povertà globale procede con lentezza e che in alcune aree del mondo, come l’Africa, la povertà estrema torna a crescere. Nel frattempo, il tema alimentare resta una delle spie più immediate del disagio: una persona su quattro sperimenta forme di insicurezza legate al cibo, mentre quasi metà del pianeta vive con risorse economiche limitate o insufficienti.

Il cuore dell’analisi sta nel contrasto: da un lato, patrimoni che aumentano a ritmi più rapidi rispetto al passato; dall’altro, miliardi di persone esposte a rischi quotidiani, compresi quelli sanitari. In questo scenario, Oxfam richiama anche l’impatto dei tagli alla cooperazione e agli aiuti internazionali, che colpiscono soprattutto i Paesi più fragili: dove mancano strutture, welfare e sistemi sanitari solidi, anche una riduzione dei finanziamenti può tradursi in conseguenze drammatiche.

Quando i soldi diventano potere: il passaggio più delicato del report

La parte più “politica” dell’analisi è anche quella più esplosiva: la ricchezza si trasforma in influenza. Oxfam sostiene che i super-ricchi non accumulino soltanto risorse economiche, ma anche strumenti per orientare le regole del gioco: dall’economia reale ai mercati, dal controllo di segmenti dell’informazione alla capacità di incidere sulle scelte pubbliche.

Secondo le stime citate nel report, un miliardario avrebbe migliaia di volte più probabilità rispetto a un cittadino comune di ricoprire ruoli politici, istituzionali o di potere. Ed è qui che entra in scena l’idea di “cattura”: quando chi ha più risorse riesce anche a influenzare le regole fiscali, industriali e normative, la distanza tende a cristallizzarsi e diventa sempre più difficile “rientrare” nella forbice.

Il messaggio è chiaro: la disuguaglianza non è soltanto un problema di equità, ma un fattore che può cambiare la qualità della vita democratica. Perché se una minoranza molto ricca può incidere più degli altri, la rappresentanza diventa fragile, il patto sociale si indebolisce e la fiducia nelle istituzioni si corrode.

Disuguaglianza e democrazia: perché il rischio aumenta nei Paesi più polarizzati

Oxfam collega direttamente la crescita della disuguaglianza a un rischio più alto di arretramento democratico. Il concetto, tradotto in modo semplice, è questo: più aumenta la distanza tra chi ha moltissimo e chi ha pochissimo, più cresce la probabilità che si sviluppino dinamiche di chiusura, repressione, controllo del dissenso e riduzione degli spazi di libertà.

Il report fotografa un mondo in cui la percentuale di persone che vive sotto regimi autoritari o in sistemi con libertà ridotte tende ad aumentare, mentre lo “spazio democratico” si restringe. E questo avviene spesso insieme a un fenomeno parallelo: le grandi frustrazioni sociali diventano terreno fertile per polarizzazione, estremismi, conflitti e instabilità politica.

Dentro questa lettura si inserisce anche la definizione usata da Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia: “la legge del più ricco”. Un sistema in cui la disuguaglianza corrode corresponsabilità e fiducia reciproca, spaccando la società in due blocchi che non comunicano più: chi è protetto e chi non lo è.

Cosa propone Oxfam: tasse ai super-ricchi e regole più forti contro la “cattura”

Nel report, Oxfam spinge per interventi diretti e strutturali: una tassazione più efficace dei grandi patrimoni, politiche contro l’elusione e strumenti capaci di ridurre il peso del denaro sulla politica. Il punto non è “punire” la ricchezza in sé, ma evitare che diventi un fattore di controllo sistemico.

Le misure evocate ruotano attorno a tre priorità:

  1. ridurre la concentrazione (fisco, patrimoni, redistribuzione)

  2. rafforzare i servizi pubblici (sanità, scuola, protezione sociale)

  3. separare potere economico e istituzioni (trasparenza, regole su lobbying e conflitti di interesse)

È una linea che si collega a un dato di buon senso: se la ricchezza cresce più velocemente dei diritti e delle opportunità, il sistema diventa instabile. E quando un sistema è instabile, le conseguenze arrivano sempre prima sulle fasce più fragili.

Considerazioni finali

Quanti miliardari concentra il report e quanta ricchezza hanno?
Oxfam parla di poco più di 3.000 miliardari con una ricchezza complessiva pari a 18.300 miliardi di dollari.

Perché l’aumento del 2025 fa così impressione?
Perché l’incremento di circa 2.500 miliardi in un solo anno viene paragonato alla ricchezza totale della metà più povera del pianeta: oltre 4,1 miliardi di persone.

Cosa significa “arretramento democratico”?
È una riduzione della qualità democratica: meno diritti, meno pluralismo, più controllo e minore possibilità di partecipazione effettiva.

Perché Oxfam collega disuguaglianza e democrazia?
Perché, secondo il report, dove la disuguaglianza è alta cresce il rischio che la ricchezza si trasformi in influenza e che le istituzioni diventino meno inclusive.

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