Se ti aspettavi una “riforma” del regime forfettario, nel 2026 la sensazione è più quella del copy-and-paste: la Manovra non cambia la struttura della flat tax e i requisiti base restano sostanzialmente quelli già noti. Tradotto: chi rientra nelle condizioni può continuare a pagare l’imposta sostitutiva, con una gestione contabile semplificata e senza IVA.
Il punto, però, è che la stabilità delle regole non significa meno attenzione: al contrario, mentre i paletti restano simili, la macchina dei controlli diventa più efficace perché oggi quasi tutto passa da flussi digitali. E quando i dati aumentano, aumenta anche la possibilità di “incoerenze” che fanno scattare verifiche.
Regime forfettario 2026, soglie e requisiti: cosa controllare prima di fare fattura
Nel perimetro del forfettario continuano a contare soprattutto i limiti di ricavi/compensi e alcune condizioni legate alla struttura dell’attività. Vale sempre la logica per cui non basta “stare sotto una soglia” a fine anno: conviene monitorare l’andamento mese per mese, perché superare i limiti può far perdere il regime e cambiare il conto fiscale.

Attenzione anche a chi ha un lavoro dipendente (o una pensione) e, in parallelo, una Partita IVA forfettaria: per questa categoria, la norma che alza il tetto dei redditi da lavoro dipendente/pensione a 35.000 euro viene mantenuta anche per il 2026. È un dettaglio decisivo perché, per molti, fa la differenza tra rimanere nel regime agevolato o doverne uscire.
Il vero “cambio” del 2026: più controlli perché tutto è tracciabile
La parola chiave è una: incrocio. Nel 2026 non è necessario immaginare nuove regole “spettacolari” per capire perché i controlli possano aumentare: il sistema fiscale ha già a disposizione molti più dati rispetto a qualche anno fa e continua ad affinare controlli automatici e selezioni mirate.
Da un lato, l’uso della fatturazione elettronica si è progressivamente generalizzato e questo riduce le zone grigie, perché le informazioni viaggiano in formato strutturato. Dall’altro, pagamenti elettronici, movimenti e tracciabilità rendono più semplice confrontare ciò che dichiari con ciò che “emerge” dai dati. Il risultato pratico è che diventano più rischiosi gli errori tipici: fatture dimenticate, incassi non coerenti, informazioni imprecise o gestione disordinata dei documenti.
Non è una questione di “caccia al forfettario”: è un effetto naturale della digitalizzazione. Se prima molte anomalie restavano invisibili, oggi possono saltare fuori molto prima.
Cosa fare per non avere sorprese: poche regole, ma prese sul serio
La strategia più utile nel 2026 è semplice: ordine. Tenere tracciati incassi e fatture, usare strumenti aggiornati, archiviare documenti e verificare periodicamente la coerenza tra quanto emesso e quanto incassato. Se hai anche redditi da dipendente o pensione, controllare la soglia annuale non è una formalità: è la prima cosa da mettere in agenda.
Ultimo punto: il forfettario resta conveniente, ma non è “automatico”. Se hai dubbi su requisiti e limiti (o se cambi lavoro, committenti, volumi), la cosa più intelligente è un check con un commercialista prima che a fine anno ti ritrovi a scoprire che qualcosa non torna.






