La fine di una relazione sentimentale è tra le esperienze emotivamente più dolorose che si possano attraversare. La perdita di un legame intimo può lasciare un vuoto profondo, difficile da colmare, e dimenticare un ex partner raramente è un processo rapido o lineare. Proprio per questo, una delle domande più frequenti dopo una rottura è sempre la stessa: quanto tempo ci vuole davvero per andare avanti? Oggi la scienza prova a dare una risposta concreta, misurando ciò che per anni è sembrato impalpabile: la durata dell’attaccamento dopo la fine di un amore.
Dimenticare un ex: quanto tempo serve al cervello per “lasciar andare”
È davvero possibile dimenticare del tutto una persona amata? Secondo la ricerca scientifica sì, ma con tempi molto più lunghi di quanto si immagini. Tre studi, condotti in periodi diversi, hanno cercato di quantificare la durata del legame emotivo dopo una separazione. I risultati convergono su un punto chiave: il distacco è lento e graduale. Lo studio più recente indica che servono in media 4,2 anni per arrivare a metà del processo di dissoluzione del legame affettivo, mentre il completo affievolimento può richiedere fino a 8 anni. Per la maggior parte delle persone, l’ex partner smette progressivamente di rappresentare un punto di riferimento emotivo o un “rifugio psicologico”, ma i tempi variano notevolmente in base alla storia individuale e alle caratteristiche personali.

L’attaccamento all’ex e il peso delle relazioni passate
A fare chiarezza sul meccanismo del distacco è uno studio pubblicato nel 2025 da Chong e Fraley dell’Università dell’Illinois. I ricercatori hanno seguito 328 adulti, con un’età media di 32 anni, che avevano concluso una relazione significativa da almeno sei mesi. Attraverso un modello statistico-matematico, hanno misurato il legame residuo con l’ex partner valutando tre funzioni dell’attaccamento — rifugio sicuro, prossimità e base sicura — confrontandole con quelle attribuite a uno sconosciuto. I dati mostrano una decrescita esponenziale dell’attaccamento: in media, dopo 4,2 anni si raggiunge il “punto medio” del distacco, mentre intorno agli 8 anni l’ex viene percepito psicologicamente come una persona qualunque.
Ma non tutti vivono la rottura allo stesso modo. Uno studio precedente, condotto nel 2000 dalle psicologhe Barbara e Dion su 115 studenti universitari canadesi, ha evidenziato come lo stile di attaccamento giochi un ruolo decisivo. Le persone con uno stile ansioso o preoccupato tendono a soffrire di più, faticano a lasciar andare e sperimentano livelli più alti di rabbia, gelosia e tristezza. In sostanza, maggiore è la dipendenza affettiva, più lunga e intensa sarà la “scia emotiva” lasciata dalla relazione.
Quando il cuore spezzato colpisce anche il corpo
Il dolore della separazione non si ferma alla sfera emotiva. La scienza dimostra che una rottura può avere conseguenze concrete anche sulla salute fisica. Già nel 1999, i ricercatori Kiecolt-Glaser analizzarono 76 persone separate o divorziate, confrontandole con soggetti sposati, misurando indicatori biologici del sistema immunitario. I risultati furono chiari: più forte era l’attaccamento persistente verso l’ex partner, peggiori erano le risposte immunitarie. In particolare, chi aveva vissuto una separazione recente o nutriva ancora sentimenti intensi mostrava livelli più elevati di infiammazione, ansia e depressione. In alcuni casi, gli effetti sul sistema immunitario risultavano presenti fino a cinque anni dopo la rottura.
La conclusione è netta: dimenticare un ex non è solo una questione di volontà o di tempo, ma un processo complesso che coinvolge mente e corpo. E, come dimostra la scienza, può durare molto più a lungo di quanto siamo pronti ad ammettere.






