Città del Messico, 23 febbraio 2026 – Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, è stato ucciso durante un’operazione militare condotta dalle Forze Armate messicane nello Stato di Jalisco. Leader del temuto Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), era uno dei narcotrafficanti più ricercati a livello mondiale, con una taglia di 15 milioni di dollari offerta dagli USA e una ricompensa equivalente di 300 milioni di pesos messicani da parte delle autorità messicane. La sua morte segna un punto di svolta nella lotta al narcotraffico, ma ha anche scatenato violenti disordini in diverse regioni del Paese.
La figura di El Mencho, il narcotrafficante più ricercato
Nato il 17 luglio 1966 ad Aguililla, nello Stato di Michoacán, Nemesio Oseguera Cervantes ha avuto un passato da immigrato clandestino negli USA e da poliziotto in Messico prima di trasformarsi nel capo incontrastato del CJNG, un’organizzazione criminale che ha rapidamente scalato le gerarchie del narcotraffico messicano. Il cartello, nato nel 2011, ha esteso le sue attività non solo in numerosi stati messicani – tra cui Guanajuato, Jalisco, Colima e Veracruz – ma anche a livello internazionale, con ramificazioni in America, Asia, Europa e Africa.
El Mencho è stato accusato di traffico di cocaina, metanfetamine, fentanyl e di una serie di atti terroristici contro le forze dell’ordine messicane, come l’abbattimento di un elicottero militare a Jalisco nel 2015 e l’attentato fallito contro Omar García Harfuch, attuale segretario alla sicurezza federale. La sua leadership è stata caratterizzata da una violenza brutale e da una spietata strategia di espansione territoriale, che gli ha permesso di contendere il predominio al Cartello di Sinaloa, dopo l’arresto di figure chiave come Ismael “El Mayo” Zambada e Joaquín “El Chapo” Guzmán.

L’operazione militare e le conseguenze nel Paese
L’eliminazione di El Mencho è avvenuta a Tapalpa, nello Stato di Jalisco, grazie a un’azione congiunta tra esercito messicano e intelligence statunitense. Il blitz ha scatenato violenti scontri tra bande criminali e forze di sicurezza in almeno otto Stati, con incendi dolosi, blocchi stradali e saccheggi che hanno colpito città come Guadalajara, Michoacán e Guanajuato. L’aeroporto di Guadalajara è stato temporaneamente attaccato e i trasporti pubblici hanno subito interruzioni in diverse zone. Il bilancio degli scontri conta almeno 26 morti, tra cui 17 agenti delle forze dell’ordine e una donna incinta, oltre a 27 arresti per violenze e saccheggi.
Il presidente messicano Claudia Sheinbaum ha invitato la popolazione alla calma, sottolineando il pieno coordinamento tra governi statali e forze federali. Ha espresso il suo riconoscimento all’Esercito, alla Guardia Nazionale e al Gabinetto di Sicurezza per il successo dell’operazione, ribadendo l’impegno quotidiano per la pace e la giustizia nel Paese.
L’eredità di un impero criminale globale
El Mencho era considerato un “nemico pubblico numero uno” dalla DEA, capace di controllare fino all’80% della droga che giunge in città come Chicago e un terzo dell’import totale di stupefacenti negli USA. Il suo cartello si è distinto per l’uso innovativo di droni e ordigni esplosivi improvvisati, oltre che per la brutalità degli attacchi contro i rivali e le istituzioni. Dopo la sua morte, le autorità temono una guerra ancora più cruenta tra fazioni rivali per il controllo dei traffici illeciti.
La collaborazione tra Messico e USA, che ha fornito supporto di intelligence e il contributo dell’aviazione militare messicana, ha portato a un colpo storico contro il narcotraffico internazionale, ma le ripercussioni sul tessuto sociale e sulla sicurezza pubblica rimangono un’emergenza da monitorare con estrema attenzione.






