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Madonna racconta la malattia che l’ha quasi uccisa: il dettaglio che nessuno conosceva (può colpire chiunque)

La popstar ha ricordato i giorni drammatici del ricovero, riportando l’attenzione su una delle emergenze mediche più gravi e sottovalutate

by Federico Vico
8 Ottobre 2025
Madonna e la malattia di cui non si parla mai abbastanza: può colpire chiunque -Fonte IG @madonna - Alanews.it

Madonna e la malattia di cui non si parla mai abbastanza: può colpire chiunque -Fonte IG @madonna - Alanews.it

Madonna è tornata a parlare della grave infezione che l’ha costretta al ricovero nel giugno 2023. In un’intervista al podcast di Jay Shetty, la cantante ha ricordato di essere rimasta incosciente per quattro giorni in terapia intensiva: «Un minuto ero viva, ballavo, e l’attimo dopo mi sono ritrovata in ospedale… quando sono uscita avevo qualcosa chiamata sepsi, e può ucciderti». Le sue parole hanno riacceso i riflettori su una condizione medica spesso sottovalutata, che rappresenta una delle principali emergenze negli ospedali.

Che cos’è la sepsi e come si manifesta

Secondo le informazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, la sepsi è una complicanza grave di un’infezione, capace di mettere a rischio la vita del paziente. Non coincide con la semplice presenza di batteri nel sangue, che prende il nome di setticemia, ma con una reazione infiammatoria generalizzata che può portare al danneggiamento di organi vitali. In pratica, il sistema immunitario reagisce in modo sproporzionato, innescando un processo che finisce per distruggere i tessuti dell’organismo invece di proteggerli.

Il Centro medico Santagostino di Milano evidenzia che la sepsi non deriva solo da infezioni rare o contratte in ospedale: può insorgere anche da situazioni comuni, come una polmonite, una infezione urinaria o una semplice ferita cutanea. Il passaggio critico è quando l’infezione locale non resta confinata ma scatena una reazione sistemica.

I sintomi possono variare: febbre alta o, in alcuni casi, valori insolitamente bassi, brividi, aumento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio, malessere diffuso. Nei casi più gravi compaiono confusione mentale, sonnolenza, pressione arteriosa molto bassa e riduzione della diuresi, segnali che indicano il coinvolgimento di cervello, cuore e reni.

La diagnosi si basa su esami di laboratorio e valutazioni cliniche: emocolture per identificare eventuali microrganismi nel sangue, controlli della funzionalità degli organi e indagini per localizzare l’infezione primaria. Il riconoscimento precoce dei sintomi resta fondamentale, perché i segnali iniziali possono essere facilmente confusi con altre condizioni.

Perché la sepsi è così pericolosa e quali sono le cure

La sepsi non ha un unico decorso. In alcuni casi può essere controllata rapidamente, in altri evolve in forme molto gravi. Secondo i dati dell’ISSalute, la mortalità arriva a toccare il 40% nei pazienti con sepsi severa, percentuale che cresce fino al 60% nei casi di shock settico, quando la pressione crolla e il corpo non riesce più a garantire la perfusione degli organi.

Il fattore tempo è decisivo: ogni ora di ritardo nell’inizio delle cure riduce le possibilità di sopravvivenza. Per questo la sepsi è considerata una delle emergenze mediche più temute negli ospedali.

Il trattamento prevede una combinazione di terapie. La prima misura è la somministrazione tempestiva di antibiotici ad ampio spettro, da adattare in base al patogeno identificato. Accanto a questo, i pazienti ricevono fluidi endovenosi per contrastare l’ipotensione, farmaci vasopressori per stabilizzare la circolazione e, se necessario, ossigeno o ventilazione meccanica per supportare i polmoni. Nei casi in cui i reni risultano compromessi, può essere indispensabile la dialisi.

Durante il ricovero, i pazienti vengono monitorati costantemente con esami del sangue e valutazioni cliniche, così da intervenire su eventuali complicanze. Anche la fase di recupero può essere lunga: esiste infatti una “sindrome post-sepsi”, con stanchezza persistente, dolori articolari e debolezza muscolare, segno che l’organismo ha affrontato uno stress estremo.

Il racconto di Madonna ha riportato al centro dell’attenzione un tema che non riguarda solo il linguaggio medico, ma la vita quotidiana. La sepsi può colpire chiunque, anche persone giovani e apparentemente sane. Le autorità sanitarie ricordano che la prevenzione resta fondamentale: curare tempestivamente le infezioni, seguire le indicazioni vaccinali e mantenere elevati standard di igiene sono strumenti essenziali per ridurre il rischio che un’infezione comune si trasformi in una minaccia per la vita.

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