Venezia, 16 gennaio 2026 – In Italia, l’uso di parolacce è un fenomeno diffuso e radicato, che coinvolge trasversalmente le diverse fasce d’età e territori. Uno studio recente della piattaforma linguistica Preply ha indagato la frequenza e le caratteristiche del turpiloquio nel nostro Paese, con risultati che confermano come alcuni centri urbani spicchino per una maggiore propensione all’uso di espressioni volgari, spesso legate a contesti sociali particolari.
Venezia, la città italiana dove si dicono più parolacce
Secondo l’indagine che ha coinvolto 1.558 partecipanti in 19 città italiane, Venezia si conferma la città con la media più alta di imprecazioni quotidiane: ben 19 parolacce a persona ogni giorno. Questo fenomeno è attribuibile sia alla particolare struttura urbanistica della città lagunare, con le sue strette calli che facilitano una convivenza a tratti difficile tra residenti e turisti, sia a una tradizione locale di utilizzo del turpiloquio in maniera scherzosa e informale.
Venezia, con i suoi 249.316 abitanti, capoluogo della regione Veneto, è una città unica al mondo, nota per il suo patrimonio storico e artistico, nonché per essere una delle mete turistiche più frequentate d’Italia. La sua conformazione geografica rende inevitabile una certa tensione quotidiana che si riflette anche nell’uso linguistico, caratterizzato da frequenti espressioni colorite rivolte talvolta proprio ai visitatori.

Altre città italiane con elevato uso di parolacce
Dopo Venezia, la classifica delle città italiane più inclini all’uso di parolacce vede al secondo posto Padova e Brescia, entrambe con una media di 17 imprecazioni al giorno. Padova, capoluogo veneto con oltre 207.000 abitanti, si distingue per la sua lunga storia culturale e la presenza di uno dei più antichi atenei europei, ma anche qui il turpiloquio è molto diffuso tra le fasce più giovani della popolazione.
Segue al terzo posto Genova con 14 parolacce, mentre Messina rappresenta la prima città del Sud nella classifica con 12 imprecazioni giornaliere. Nella top ten compaiono anche Milano, Palermo, Torino, Firenze, Trieste, Roma, Modena, Catania, Bari, Bologna, Parma, Napoli e Verona, con frequenze variabili ma comunque significative.
La città meno incline a questo tipo di linguaggio risulta essere Taranto, con una media di sole 5 parolacce al giorno, dimostrando una maggiore propensione verso un linguaggio più sobrio.
Il turpiloquio tra giovani e adulti: un fenomeno sociale
L’indagine di Preply ha evidenziato come l’uso di parolacce sia particolarmente diffuso tra i giovani tra i 16 e i 24 anni, che ne utilizzano mediamente 14 al giorno, quasi il doppio rispetto agli over 55, che si fermano a circa 4. Il turpiloquio, inteso come modo di parlare volgare, offensivo e irriverente, viene spesso utilizzato come intercalare, per esprimere emozioni intense o per rafforzare la comunicazione colloquiale.
Dal punto di vista giuridico, è interessante ricordare che in Italia il turpiloquio non è più considerato reato dal 1999, dopo l’abolizione dell’articolo 726 del Codice penale che puniva l’uso di linguaggio contrario alla pubblica decenza in luoghi pubblici.
Questa evoluzione normativa riflette un cambiamento culturale che ha reso il turpiloquio una componente comune del parlato quotidiano, soprattutto nelle relazioni informali e in particolari contesti sociali, pur mantenendo un forte valore identitario e territoriale nelle diverse regioni italiane.






