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Khajuraho, la città che unisce sacro e profano: cosa vedere tra i templi più iconici del patrimonio UNESCO

by Andrea Casamassima
14 Agosto 2025

Tra le distese di campi e villaggi del Madhya Pradesh, in un’India che conserva ancora il ritmo lento della tradizione, si erge Khajuraho, un luogo che sembra sfidare ogni etichetta. Da una parte, l’aura mistica dei templi induisti e giainisti, costruiti con precisione millimetrica e slancio verso il cielo; dall’altra, sculture che non temono di raccontare l’intimità umana in tutta la sua complessità, compreso l’erotismo più esplicito. Qui il sacro e il profano convivono senza contraddizione, fondendosi in un racconto di pietra che ha attraversato oltre mille anni di storia. Non è un caso che l’UNESCO, nel 1986, abbia inserito questo complesso monumentale tra i Patrimoni dell’Umanità, riconoscendone il valore artistico e culturale unico al mondo.

Chi arriva a Khajuraho non trova solo un sito archeologico: trova una città capace di offrire un viaggio nella spiritualità, nell’arte e nella vita quotidiana dell’India medievale, il tutto circondato da un paesaggio rurale che rende l’esperienza ancora più autentica. Passeggiare tra le guglie dorate al tramonto, ascoltare i canti lontani provenire dai templi, osservare i bassorilievi che raccontano scene di guerra, amore e ritualità: ogni momento trascorso qui è un passo indietro nel tempo, ma anche una scoperta attuale di come l’uomo, in ogni epoca, abbia cercato di raccontare se stesso.

La storia millenaria e il significato nascosto

I templi di Khajuraho furono edificati tra il IX e l’XI secolo dalla dinastia Chandela, che trasformò questo luogo in un centro di potere e spiritualità. In origine erano 85, oggi ne restano 25, ma la loro disposizione e le decorazioni li rendono ancora un insieme armonico e spettacolare. La loro architettura, nello stile nagara, è caratterizzata da torri a forma di montagna, simbolo del Monte Meru, asse dell’universo nella cosmologia induista.

Molti dei visitatori vengono attratti dalla fama delle sculture erotiche, ma solo una piccola parte delle decorazioni – circa il 10% – ha questo tema. Il resto è un’enciclopedia di pietra dedicata alla vita quotidiana, alle divinità, alla natura e alle leggende del tempo. L’erotismo, qui, non è mai fine a se stesso: è parte di una visione più ampia che include il kama (piacere) tra i quattro obiettivi della vita umana, insieme al dharma (rettitudine), all’artha (prosperità) e alla moksha (liberazione). Alcune teorie storiche suggeriscono persino che le scene sensuali fossero un mezzo politico per distogliere i giovani dalla vita monastica e incentivare la formazione di nuove famiglie e guerrieri.

I gruppi di templi e le meraviglie da non perdere

Il complesso si divide in tre aree principali. Il gruppo occidentale, il più visitato, custodisce capolavori come il Kandariya Mahadeva, con la sua altezza di 35 metri e le decorazioni che ne fanno uno dei massimi esempi dell’arte templare indiana. Accanto, il Lakshmana Temple, dedicato a Vishnu, offre un caleidoscopio di figure scolpite, dalle divinità agli amanti, dai guerrieri alle danzatrici.

Il gruppo orientale ospita templi giainisti come il Parsvanath e l’Adinath, noti per la loro eleganza architettonica e per un’atmosfera meditativa che contrasta con la vivacità decorativa del gruppo occidentale. Il gruppo meridionale, più appartato, è un rifugio per chi cerca silenzio e autenticità, con strutture minori ma di grande valore storico.

I bassorilievi sono un capitolo a parte: realizzati in arenaria, riproducono dettagli minuziosi come acconciature, gioielli, posture e movimenti che trasmettono un realismo sorprendente. Si passa da scene di corte a momenti di caccia, fino a rappresentazioni di animali e divinità.

Esperienze oltre i templi

Visitare Khajuraho non significa solo ammirare pietra e architettura. Ogni febbraio, il Festival di Danza di Khajuraho trasforma la città in un palcoscenico a cielo aperto, con performance di danza classica indiana che si svolgono davanti ai templi illuminati. Per chi cerca benessere e spiritualità, ci sono ritiri di yoga e meditazione presso centri rinomati come l’Arhanta Yoga Ashram e il Khajuraho Yoga Center, che offrono programmi giornalieri immersi nella quiete rurale.

L’esperienza sensoriale continua a tavola: tra le specialità del Madhya Pradesh spiccano il dal bafla, il Paneer do Pyaza, il Biryani speziato e il Baingan Bharta affumicato. Per i dolci, il jalebi e il malpua sono veri peccati di gola da provare almeno una volta.

A circa 25 km dalla città, il Parco Nazionale di Panna offre safari fotografici dove avvistare tigri, leopardi, orsi labiati e cervi, a bordo delle tipiche jeep “Gypsy”. Un’escursione che completa il viaggio con un’immersione nella natura selvaggia del Madhya Pradesh.

Un viaggio che resta nella memoria

Che si arrivi per curiosità, per amore dell’arte o per ricerca spirituale, Khajuraho lascia un’impronta profonda. È uno di quei luoghi dove il tempo sembra sospeso, dove il racconto scolpito nella pietra dialoga ancora con chi lo osserva. Il visitatore parte con immagini vivide nella mente: il sole che sorge dietro le guglie, il sorriso enigmatico di una figura scolpita, il fruscio delle palme mosse dal vento.

In un’India sempre più proiettata verso la modernità, Khajuraho resta un ponte verso un passato che continua a parlare, ricordandoci che l’essere umano è sempre stato un intreccio di spirito e corpo, di desiderio e devozione. È questo equilibrio – fragile e potente – che rende la città un luogo unico al mondo, capace di attrarre viaggiatori di ogni epoca.

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