Allenarsi con costanza, controllare l’alimentazione e rispettare il piano nutrizionale sono fattori fondamentali per migliorare il proprio aspetto fisico e le prestazioni in palestra. Tuttavia, senza un sonno di qualità, anche l’impegno più rigoroso rischia di non produrre i risultati attesi. La mancanza di riposo non solo limita il potenziale di crescita muscolare, ma può anche esporre il corpo a un maggiore rischio di infortuni e sovraccarico.
Perché il sonno è un alleato indispensabile per i muscoli
Durante le ore notturne, mentre il corpo sembra inattivo, in realtà è impegnato in processi fondamentali per il recupero. Nella fase più profonda del sonno, la cosiddetta fase Non-REM, la ghiandola pituitaria rilascia circa il 60–70% dell’ormone della crescita prodotto durante la notte. Questo ormone è cruciale per la riparazione dei tessuti e la costruzione muscolare, ed è proprio in questo momento che la sintesi proteica raggiunge i livelli più elevati.
Quando il sonno è insufficiente, la produzione dell’ormone della crescita diminuisce, mentre aumentano gli ormoni dello stress come il cortisolo. Il risultato è un ambiente interno meno favorevole al recupero, che può rallentare i processi di rigenerazione e favorire la degradazione muscolare. Le ricerche indicano che chi dorme bene registra una sintesi proteica muscolare superiore di circa il 22% rispetto a chi dorme male. Gli stessi studi suggeriscono che l’assunzione di 30–40 grammi di proteine della caseina prima di andare a dormire contribuisce ulteriormente al recupero, garantendo un rilascio costante di aminoacidi durante la notte e incrementando la riparazione muscolare fino al 33%.
Il ruolo del sonno REM nelle prestazioni mentali
Il recupero fisico non è l’unico beneficio del sonno. La fase REM, che costituisce circa il 20–25% del sonno totale, è fondamentale per la funzione cerebrale. In questo stadio il cervello consolida i ricordi, rafforza le nuove abilità apprese e sostiene la lucidità mentale necessaria per eseguire correttamente i movimenti, pianificare strategie e mantenere alta la motivazione durante l’allenamento.
Come la mancanza di sonno compromette la performance
Anche una sola notte di riposo insufficiente può influire negativamente sulla resa fisica. Gli studi dimostrano che una cattiva notte di sonno può ridurre le prestazioni sportive in media del 7,56%. Ogni ora di sonno persa comporta un ulteriore calo dello 0,4%. La resistenza può diminuire fino al 14%, mentre forza, velocità e coordinazione risultano sensibilmente compromesse.

Gli effetti della privazione di sonno si accumulano nel corso della giornata. In queste condizioni, l’allenamento può apparire molto più faticoso, richiedendo uno sforzo mentale maggiore per mantenere la costanza. Le ricerche suggeriscono che, se si è dormito poco, allenarsi al mattino potrebbe risultare leggermente meno penalizzante rispetto ad altre fasce orarie.
Ritmo circadiano e orari di allenamento
Il corpo segue un orologio interno, il ritmo circadiano, che regola sia il sonno sia le prestazioni fisiche. Allenarsi sempre alla stessa ora aiuta a sincronizzare questo sistema. L’esercizio fisico funge da potente segnale biologico che indica al corpo quando è il momento di essere attivo e quando prepararsi al riposo.
Le sessioni mattutine tendono ad anticipare il ritmo biologico, favorendo un addormentamento più precoce e un sonno di qualità superiore. Gli allenamenti notturni, al contrario, possono ritardare il sonno. La maggior parte delle ricerche consiglia di terminare gli allenamenti più intensi tra le quattro e le otto ore prima di coricarsi per non compromettere il riposo. Se dopo le sessioni serali si fatica ad addormentarsi, è preferibile anticipare l’allenamento o evitare lavori ad alta intensità nelle ore prossime al sonno.
Quante ore di sonno servono a chi si allena
Per la popolazione adulta, la raccomandazione generale è di dormire tra le sette e le nove ore per notte. Tuttavia, le persone fisicamente attive possono necessitare di più di otto ore per recuperare completamente dallo stress dell’allenamento.
Secondo ricerche pubblicate su BMJ Open Sport & Exercise Medicine, gli atleti d’élite spesso impiegano più tempo ad addormentarsi, dormono in modo meno efficiente e presentano un sonno più frammentato rispetto ai non atleti, a causa delle richieste fisiche e degli spostamenti frequenti. Difficoltà persistenti nell’addormentamento o risvegli frequenti possono indicare la necessità di rivedere le proprie abitudini.
Come valutare la qualità del proprio sonno
Per comprendere se il riposo è sufficiente a sostenere l’allenamento quotidiano, è utile osservare alcuni parametri. L’efficienza del sonno dovrebbe essere almeno dell’85%, ovvero il tempo effettivamente dormito rispetto al tempo trascorso a letto. Il tempo di addormentamento ideale si colloca tra i 10 e i 20 minuti; superare costantemente i 30 minuti può indicare un problema da discutere con il medico. I risvegli notturni occasionali sono normali, ma se diventano frequenti meritano attenzione. Infine, è fondamentale valutare come ci si sente al risveglio: la sensazione di riposo resta uno degli indicatori più affidabili della qualità del sonno.
Sonno, nutrizione e idratazione: il trio della vera crescita
Monitorare il sonno e riconoscerne l’impatto sulle prestazioni fisiche permette di valorizzare al massimo l’impegno in palestra. Rendere il riposo una priorità, insieme a una corretta alimentazione e a un’adeguata idratazione, consente di esprimere il pieno potenziale dell’allenamento e di costruire progressi solidi e duraturi nel tempo.





