Il Bluetooth è una delle cose più pratiche che abbiamo in tasca: colleghi al volo cuffie, auto, smartwatch, cassa portatile. Il punto è che, quando resta attivo, il telefono continua a “parlare” con l’ambiente circostante: cerca dispositivi, risponde a richieste, gestisce connessioni già note. Nella vita reale, per la maggior parte delle persone non significa “pericolo imminente”, ma significa superficie d’attacco più ampia, soprattutto in luoghi affollati come treni, aeroporti, eventi e locali.
La regola d’oro è semplice: se non ti serve in quel momento, spegnerlo riduce opportunità e tentativi di contatto indesiderati. E sì, c’è anche il tema batteria, ma va detto senza terrorismo: sui telefoni moderni l’impatto in idle spesso non è enorme, perché esistono modalità a basso consumo. Il problema diventa più concreto quando lo smartphone resta a scandagliare dispositivi, gestire pairing, mantenere più connessioni attive o quando qualche funzione di “scansione” resta abilitata in background.
I rischi “classici” del Bluetooth sempre acceso: dallo spam al furto di dati
Le minacce Bluetooth più comuni hanno una cosa in comune: puntano sulla vicinanza (pochi metri) e sulle cattive abitudini. Il livello base è il fastidio: messaggi o richieste di connessione non richieste, che possono diventare l’innesco per phishing o truffe sociali (“accetta per vedere la foto”, “aggiorna qui”, “premi su questo link”). Poi c’è il livello successivo: provare a leggere o estrarre informazioni dal dispositivo, soprattutto se il telefono è vecchio, non aggiornato o configurato male.

Il salto di qualità è quando un attacco riesce a ottenere più permessi del dovuto: in casi specifici, l’aggressore può tentare di controllare funzioni, inviare comandi o intercettare traffico durante una connessione non protetta bene. È qui che rientra il classico scenario “man-in-the-middle”: tu credi di parlare con il tuo dispositivo (o con un accessorio affidabile), ma in mezzo c’è qualcuno che prova a inserirsi nella comunicazione, tipicamente sfruttando pairing fatto in fretta, in pubblico, o senza verifiche.
Le vulnerabilità “serie” esistono: BlueBorne e BIAS in parole umane
Ogni tanto spunta la notizia che fa alzare le sopracciglia: attacchi che non richiedono nemmeno l’accoppiamento classico o che sfruttano bug del protocollo. È successo, per esempio, con la famiglia di vulnerabilità nota come BlueBorne, che in passato ha mostrato come alcuni dispositivi potessero essere colpiti via Bluetooth in determinate condizioni e versioni software. Qui il punto non è vivere nel panico, ma capire la lezione: gli aggiornamenti contano davvero, perché molte falle diventano “storie vecchie” solo dopo patch e correzioni.
Un altro caso interessante è BIAS (Bluetooth Impersonation Attacks): in pratica, un attaccante vicino potrebbe provare a spacciarsi per un dispositivo già associato, sfruttando debolezze di autenticazione in specifici scenari e implementazioni. Anche qui: non è la routine quotidiana di tutti, ma è un promemoria utile. Se tieni il Bluetooth sempre acceso, aumenti le occasioni in cui qualcuno può tentare un contatto; se in più non aggiorni mai il telefono o accumuli vecchi dispositivi “fidati” nella lista, ti complichi la vita.
Cosa fare davvero: 6 mosse semplici (senza diventare paranoici)
La protezione migliore è fatta di piccole abitudini. Spegni il Bluetooth quando sai che non lo userai per un po’, soprattutto fuori casa. Evita di lasciare il telefono “visibile/scopribile” a tutti più del necessario: la visibilità serve per associare, non per vivere h24. Tieni sistema operativo e aggiornamenti di sicurezza sempre in pari, perché molte vulnerabilità diventano sfruttabili proprio sui dispositivi rimasti indietro.
Poi fai una pulizia: elimina dalla lista i dispositivi che non usi più (vecchie cuffie, autoradio di un’auto venduta, accessori persi), perché “fidarsi per sempre” è una pessima idea nel 2026. Quando devi associare un accessorio nuovo, fallo meglio se puoi in un posto tranquillo, controllando che il nome del dispositivo sia quello giusto e verificando i codici di pairing se compaiono. Infine, dai un’occhiata alle impostazioni che permettono la scansione Bluetooth anche quando “sembra” spento: su alcuni telefoni esistono toggle separati legati a localizzazione e ricerca dispositivi, e vale la pena disattivarli se non ti servono.
Morale: il Bluetooth non è il male. È una comodità enorme. Ma “sempre acceso” senza pensarci è come lasciare una finestra socchiusa: magari non succede nulla per anni, poi basta la giornata sbagliata nel posto sbagliato.






