LONDRA, 21 GENNAIO 2026 – Il principe Harry ha espresso con forte emozione la sua denuncia contro i tabloid britannici, accusandoli di aver reso la vita della moglie Meghan “un inferno assoluto”. La sua testimonianza, rilasciata al termine della deposizione all’Alta Corte di Londra, segna un nuovo capitolo nella battaglia legale che lo vede opposto al gruppo editoriale dietro il Daily Mail, per presunte intercettazioni illegali e molestie mediatiche.

La battaglia legale del principe Harry contro i tabloid
Il duca di Sussex ha illustrato un quadro di persecuzione mediatica che coinvolge non solo lui ma soprattutto la moglie Meghan, vittima di un sistematico stalking e di attacchi persistenti, talvolta con connotazioni razziste. Harry ha denunciato l’uso di investigatori privati e microspie da parte della stampa per ottenere informazioni riservate, definendo questa pratica come un “interesse pubblico” distorto e “disgustoso” nel non rispettare la privacy di figure pubbliche.
Il procedimento coinvolge anche altre celebrità come Elton John, Sadie Frost e Liz Hurley, che hanno intrapreso cause simili contro il gruppo editoriale di Associated Newspapers Limited. Harry ha sottolineato come questa lotta sia una battaglia di civiltà per tutelare il diritto alla privacy di migliaia di persone vittime dell’avidità dei media scandalistici.
Il duca di Sussex ha inoltre ricordato il difficile rapporto con la stampa sin dalla morte della madre, la principessa Diana, nel 1997, quando lui aveva solo 12 anni. Harry ha ribadito come l’esperienza traumatica di quegli anni abbia segnato la sua posizione nei confronti dei media, che ha definito responsabili di un trattamento invasivo e spesso crudele nei confronti della madre.
Un impegno per la privacy e la dignità personale
Durante la deposizione, Harry ha mantenuto un profilo misurato, evitando di alimentare tensioni con la famiglia reale e in particolare con il padre, re Carlo III, nonostante la sua presenza nel Regno Unito per alcuni giorni. Il principe ha spiegato di essere stato “condizionato” a non rispondere pubblicamente agli attacchi mediatici con la regola del “mai lamentarsi, mai spiegare”, che ha prevalso durante il suo ruolo all’interno della Royal Family. Questa regola è stata superata dopo il suo allontanamento dalla casata nel 2020 e il trasferimento negli Stati Uniti con Meghan.
Nel corso del controesame, Harry ha negato con fermezza alcune accuse mosse dal gruppo editoriale, tra cui la creazione di un profilo Facebook fittizio per contattare una giornalista del Mail on Sunday. La difesa punta a dimostrare che le informazioni alla base degli articoli contestati non derivano da mezzi illeciti, mentre il principe e gli altri querelanti chiedono essenzialmente scuse pubbliche e il riconoscimento di responsabilità.
Questa causa, che durerà circa nove settimane, rappresenta un momento cruciale nella lotta contro le pratiche invasive dei tabloid e ribadisce l’impegno di Harry nel difendere la privacy come diritto fondamentale, anche a tutela di persone comuni vittime di abusi mediatici.





